In un comunicato Confagricoltura L’Aquila e CIA L’Aquila–Teramo denunciano una situazione definita ormai fuori controllo: la popolazione di cervi in Abruzzo cresce a ritmi molto elevati e sta compromettendo ecosistemi, attività agricole e sicurezza pubblica. Durante l’incontro dell’8 aprile a Sulmona, con la partecipazione di esperti faunistici, i direttori dei parchi delle principali aree protette abruzzesi, tra cui Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Maiella, Gran Sasso e Sirente Velino, oltre a rappresentanti istituzionali, è emerso un consenso unanime: l’attuale gestione regionale è insufficiente e l’assenza di un piano di prelievo selettivo sta aggravando la pressione sui pascoli e sulle specie protette come camoscio, capriolo e orso. «Non è più tollerabile assistere a questo immobilismo – denunciano le organizzazioni agricole –. Mentre la politica rimanda, le aziende chiudono e i cittadini rischiano la vita sulle strade. È una responsabilità precisa, che il governo regionale deve assumersi senza porsi il problema di seguire le forze di opposizioni che nelle regioni di Toscana, Emilia-Romagna, Marche e Umbria attuano il contenimento venatorio del cervo».
Sottolineano inoltre che le proposte alternative avanzate da alcune associazioni ambientaliste non avrebbero basi scientifiche e non sarebbero attuabili. Nel frattempo, le aziende agricole subiscono danni crescenti alle colture e aumentano i rischi di incidenti stradali causati dalla fauna selvatica. Confagricoltura e CIA chiedono quindi interventi immediati, tempi certi e assunzioni di responsabilità, avvertendo che il mondo agricolo è pronto a mobilitarsi per difendere il proprio lavoro.