La gestione delle mille tonnellate di nafta pesante idrogenata situate nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso ha raggiunto un punto di svolta decisivo. Una comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha chiarito che l’accordo di cooperazione scientifica con la Federazione Russa è formalmente cessato, eliminando gli ostacoli giuridici che finora avevano impedito la rimozione delle sostanze impiegate nell’esperimento LVD. La nota, come riporta Abruzzospeciale.it, specifica che l’INFN può procedere autonomamente allo smaltimento del materiale nel rispetto delle normative ambientali, poiché non sussistono più vincoli doganali o necessità di autorizzazioni da parte dei precedenti partner russi. La decisione giunge in seguito alle sollecitazioni del Commissario straordinario Pierluigi Caputi, il quale aveva evidenziato il rischio di contaminazione della falda acquifera e la necessità di declassare il sito, attualmente considerato stabilimento a rischio incidente rilevante secondo la normativa Seveso (vedi articoli correlati in fondo). L’INFN ha confermato che l’operazione di dismissione, dal costo stimato di circa 700 mila euro, sarà affidata a una ditta specializzata e i materiali non verranno trasferiti in Russia per ragioni di sicurezza e costi. La risoluzione della vicenda pone fine a un lungo contenzioso istituzionale e ambientale iniziato nel 2017, garantendo la tutela dell’acquifero e la messa in sicurezza definitiva delle aree sotterranee del massiccio.