​Dell’argomento ce ne siamo occupati più volte in passato, davanti a salvataggi in quota, con turisti in tenuta… da mare, da passeggio e sprovvisti di qualsiasi dotazione di sicurezza. Il soccorso non si nega mai ad alcuno. È fuori di dubbio. Tuttavia, chi si mette nei guai per un comportamento irragionevole, è corretto che debba concorrere almeno in parte alle spese affrontate dal contribuente. A questo proposito la Giunta regionale ha dato il via libera alle linee di indirizzo per la compartecipazione ai costi del soccorso alpino e dell’elisoccorso, limitatamente ai casi in cui non sussista un’effettiva emergenza sanitaria o vengano accertati comportamenti imprudenti. I consiglieri della Lega, Vincenzo D’Incecco e Carla Mannetti hanno sottolineato che “la montagna va affrontata con consapevolezza e responsabilità” precisando di aver sollecitato la definizione di tariffe specifiche per il recupero e il trasporto qualora “non sussista la necessità di accertamenti diagnostici o di prestazioni sanitarie presso un pronto soccorso“.

La misura prevede una riduzione del 20% per i residenti in Abruzzo e, per contro, un aggravio della spesa in caso di condotte palesemente rischiose. Per quanto riguarda l’entità dei costi, sebbene le tariffe puntuali siano in fase di aggiornamento tecnico, i riferimenti per interventi non sanitari in regioni con normative analoghe oscillano generalmente tra i 75 euro per il soccorso via terra e vette che superano i 150 euro al minuto per l’impiego dell’elicottero, con tetti massimi che possono raggiungere i 1500 euro.

Secondo D’Incecco e Mannetti, si tratta di una “misura di buon senso che responsabilizza escursionisti e turisti, disciplina in modo equo l’impiego delle risorse pubbliche e valorizza il lavoro delle strutture di soccorso”, allineando l’Abruzzo alle prassi già consolidate nelle regioni dell’arco alpino.

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