Il lieto fine di un salvataggio in quota non cancella l’aumento sempre più preoccupante degli alpinisti “fai da te”. C’è chi affronta la montagna senza preparazione, chi con abbigliamento e attrezzature inadeguate. Un’imprudenza che attiva un meccanismo che mette in pericolo non solo la propria vita ma anche quella di chi è costretto ad andare in soccorso, rischiando a volte, anche guai con la giustizia, come è accaduto di recente.

C’è chi sale in ciabatte – è successo anche questo – chi non tiene conto del (suo) tempo che passa e chi pensa che il Gran Sasso sia una montagna di serie B. Un parco giochi domenicale. Il pensiero corre alla maestosità delle Alpi, ma il paragone inganna. In termini di vite umane strappate, e in rapporto alla sua estensione, il gigante abruzzese, purtroppo non è secondo a nessuno. Nel 2024 ha contato 12 vittime, raddoppiando il record del 2023. E’ una montagna vera che ha bisogno di rispetto.

Quest’anno si contano già decine di interventi affidati all’elisoccorso, quasi tutti causati dall’incompetenza e dall’approssimazione di chi vi si è avventurato con nessuna prudenza, tra passi, sentieri e valloni. È sufficiente scorrere la nostra pagina web, per farsi un’idea.

L’elisoccorso, una benedizione che costa cara

Il soccorso alpino, svolto con elicotteri anche in condizioni estreme — tra pareti verticali, raffiche di vento e meteo mutevole — è un’operazione fatta in costante pericolo, e già solo per questo meriterebbe maggior considerazione. Ma c’è anche un risvolto economico di cui tener conto. Ogni volo costa migliaia di euro, soldi che pesano tutti sulla collettività.

Se sei stato imprudente, in alcune Regioni si paga

Per questo motivo, diverse regioni italiane stanno adottando misure più rigide. In assenza di feriti o emergenze mediche, il costo dell’elisoccorso viene addebitato all’utente. Lombardia, Trentino, Bolzano e Veneto hanno già stabilito tariffe orarie che variano dai 500 ai 1500 euro. Anche l’Abruzzo si è mosso in questa direzione con la legge REASTA, che prevede la compartecipazione alla spesa per interventi privi di carattere sanitario, aggravata in caso di imprudenza. Tuttavia, nonostante la modifica normativa avvenuta due anni fa, la legge non viene ancora applicata. Sarebbe opportuno in alternativa la stipula di una assicurazione.

La montagna è libertà, ma anche responsabilità. E forse, far pagare chi la affronta con leggerezza potrebbe essere un deterrente per ridurre incidenti e interventi evitabili. Il vero rispetto per la natura passa anche dalla consapevolezza dei propri limiti.

E.S.