Nel dibattito sul bilancio regionale, il consigliere di Fratelli d’Italia Paolo Gatti, presidente della commissione Sanità, interviene sul tema delle liste d’attesa dopo la denuncia del dem Dino Pepe. Il caso citato, si legge in un articolo di Abruzzo Web, riguarda un esame prenotato alla Asl di Teramo con data fissata al febbraio 2029, episodio che ha riacceso le critiche dell’opposizione sulla tenuta del sistema sanitario regionale e sull’esclusione di fatto di molti cittadini dalle cure. Gatti replica senza mezzi termini. Precisa che il problema delle liste d’attesa riguarda tutte le Regioni, sottolineando come la domanda di prestazioni sia cresciuta in modo esponenziale dopo la pandemia, mentre l’offerta non riesce a tenere il passo: “Anche in Toscana e in Emila Romagna – dice Gatti – ci sarà qualcuno dell’opposizione in Consiglio che tirerà fuori prenotazioni a due anni, mentre la maggioranza dice che sta abbattendo le liste d’attesa”.
Secondo Gatti, si legge ancora nell’articolo, neppure maggiori risorse economiche risolverebbero la carenza strutturale di personale: “Anche con 47 miliardi in più non troveremmo comunque i medici. Dove reperiamo 500 anestesisti dopo anni di politiche sbagliate sul numero chiuso?”. Una situazione che, aggiunge, porta gli ospedali abruzzesi a dipendere dagli specializzandi. Il consigliere individua poi un ulteriore nodo nell’inappropriatezza prescrittiva, alimentata dalla pressione dei pazienti e dalla solitudine operativa dei medici di base. “Il medico di medicina generale è fragile, senza staff e sotto pressione. La medicina difensiva è una conseguenza inevitabile”. La paura di incorrere in responsabilità civili o penali, sostiene, spinge molti professionisti a richiedere esami non sempre necessari. Gatti riconosce che la sua posizione possa risultare impopolare, ma invita a un’assunzione collettiva di responsabilità: “Sarebbe più comodo urlare contro le liste d’attesa, ma dobbiamo dire la verità ai cittadini”. E conclude ricordando il valore del sistema universalistico: “In Italia garantiamo servizi che spettano al 3-4% della popolazione mondiale. Per mantenerli serve responsabilità da parte di tutti”.













