Luca Boschi lavora in una di quelle piccole attività che vivono intorno a piazza Dante. Ce ne sono tante, dei più svariati settori in un quartiere che, quando gira tutto per il verso giusto, ha i numeri di un piccolo paese. Anche il parcheggio, chissà per quanto ancora, fa girare di per sè un minimo di economia. Poi c’erano la scuola e il Convitto, una garanzia della presenza, per nove mesi, di un migliaio e più di persone, una risorsa per chi lavora da quelle parti. Nove mesi l’anno, il minimo necessario per portare avanti la baracca. Poi un giorno, la notizia del sequestro come un fulmine a ciel sereno. Il lavoro cala, il parcheggio non basta a sostenere l’attività. Qualcuno pensa già di andar via:”mi do un periodo di tempo – dice il proprietario di un esercizio pubblico – e se non ci saranno cambiamenti, chiudo“. Sono gli effetti collaterali, quelli che chi ha il potere di firma si lascia scivolare addosso, incuranti delle conseguenze. Quelli che la burocrazia, tra carte e scartoffie ti impedisce di affrontare con celerità, con la legge del buon senso. Quelli che chi ha il bonifico in entrata garantito ogni mese non potrà mai conoscere e capire.
Luca Boschi, invece, al contrario di chi attende per decidere il da farsi, è uno che preferisce lottare. Solidale con Befacchia, Serpentini e Ponziani, i “tre moschettieri” incatenati, come li chiama lui, è disposto a portare avanti la protesta da solo o con chi vorrà partecipare. L’Intervista.












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