Negli ultimi dieci anni, in Abruzzo, si è assistito a un vero e proprio sorpasso: le aperture di imprese gestite da stranieri hanno superato di gran lunga quelle degli italiani. Un trend confermato anche a livello nazionale. I dati sono della Cgia di Mestre, l’Associazione che racchiude gli artigiani e le piccole imprese.
A Teramo le imprese straniere sono aumentate di 282 unità, mentre sono 3.158 in meno quelle degli italiani (-2.889 in totale). In provincia di Pescara sono state aperte 352 nuove imprese straniere, e ne sono state chiuse 2.268 di italiane. Un saldo negativo di circa duemila unità che si ripete in maniera simile anche a L’Aquila (-2.935) e Chieti (-3.689).
Sul territorio nazionale la situazione è altrettanto chiara: le imprese guidate da stranieri sono aumentate del 29,5% negli ultimi dieci anni, mentre quelle italiane sono diminuite del 4,7%. Oggi, ben l’11,5% delle imprese attive in Italia è a conduzione straniera.
Secondo l’Ufficio studi della Cgia, le ragioni sono molteplici: un contesto economico sfavorevole per le imprese italiane, con tasse elevate, burocrazia complessa e un costo della vita sempre più alto, oltre a un calo demografico italiano, . Al contrario, gli stranieri, in particolare cinesi e pakistani, sembrano più disposti a investire nel nostro Paese, in virtù di meccanismi che consentono loro di minimizzare i rischi: “Pochi controlli e meno tasse”, il risultato di un’inchiesta svolta da Il Giornale tempo fa”. Questo trend si riflette nella vita quotidiana: bazar, negozi di alimentari, bar e ristoranti sono sempre più spesso gestiti da stranieri. Ma la loro presenza si fa sentire anche in settori come l’edilizia e la manifattura. (fonte AbruzzoWeb)













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