A meno di una settimana da luglio, il cuore della stagione estiva rischia di battere a vuoto in Abruzzo. Gli impianti turistici, vitali per l’economia montana, restano bloccati tra carte bollate, richieste economiche controverse e una complessa disputa tra la Marco Finori S.r.l. e l’ASBUC. Una situazione che, nonostante un primo spiraglio aperto da una sospensiva della Corte d’Appello, sta diventando ogni giorno più intricata.

La decisione della Corte avrebbe dovuto sbloccare l’accesso per la manutenzione e preparare il terreno per la riapertura degli impianti. Ma l’ASBUC, ente gestore del demanio civico, ha posto nuove condizioni: un pagamento di oltre 32.000 euro richiesto a Finori, di cui 13.600 per presunti arretrati – definiti “non dovuti” dalla Finori stessa – e 18.600 euro per l’uso del suolo fino al 16 dicembre 2025.

Una pretesa che solleva non pochi dubbi: la data del 16 dicembre infatti va ben oltre il 16 settembre 2025, giorno in cui è attesa la decisione definitiva della Corte d’Appello sulla gestione degli impianti. Secondo Falconi, Finori – nel ruolo di custode giudiziario – non può assumersi impegni economici né contrattuali che eccedano tale scadenza, senza una chiara risoluzione della controversia in corso.

Nonostante l’impasse, Finori ha dato disponibilità a coprire i costi fino alla data dell’udienza e ad anticipare le spese di manutenzione, pur di avviare i lavori e garantire un’apertura seppur parziale della stagione. Ma il nodo resta: l’ASBUC non ha ancora risposto ufficialmente alla contestazione, lasciando tutto sospeso.

Il quadro attuale evidenzia una mancanza di coordinamento istituzionale. L’assenza di una linea condivisa tra le parti sta mettendo in pericolo non solo l’avvio della stagione estiva, ma anche la tenuta economica del territorio, che da anni punta sul turismo per rilanciare occupazione e sviluppo locale.

Intanto, ogni giorno perso brucia opportunità, prenotazioni e fiducia. La montagna abruzzese resta chiusa, con impianti fermi, operatori in allarme e turisti disorientati. L’ultima parola spetta alla Corte d’Appello, ma il tempo corre – e l’estate non aspetta.


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