di Marcello Martelli

L’ampia riconferma elettorale del sindaco Fabio Altitonante, a Montorio al Vomano, ha riportato al centro del dibattito una proposta destinata a far discutere: la costruzione della “Grande Teramo”, attraverso un processo di aggregazione territoriale che coinvolga il capoluogo e i Comuni dell’Alto Vomano, da Pietracamela a Fano Adriano fino a Crognaleto. Si tratta di un tema che, da queste colonne, avevamo già affrontato nei mesi scorsi, proponendo una riflessione ancora più ampia, capace di includere anche il Comune di Torricella Sicura, storicamente e funzionalmente integrato con il sistema territoriale teramano. Oggi, alla luce delle dichiarazioni del sindaco Altitonante, quella che poteva apparire una suggestione diventa una questione politica concreta, che merita di essere affrontata senza pregiudizi o contrapposizioni campanilistiche. La prima considerazione è semplice: nessuno propone fusioni a tavolino o annessioni imposte dall’alto. Prima di ogni scelta politica, occorre uno studio di fattibilità rigoroso, scientifico e trasparente, capace di valutare dati, costi, benefici e criticità. La domanda non deve essere se la Grande Teramo piaccia o meno. La domanda corretta è: esistono le condizioni economiche, amministrative, legislative e politiche per costruire un ente locale più forte, più efficiente e più capace di affrontare le sfide dei prossimi decenni? Per rispondere, occorre partire dai numeri. Un’eventuale aggregazione territoriale potrebbe generare vantaggi significativi sul piano amministrativo. La gestione unificata di servizi, uffici tecnici, pianificazione urbanistica, protezione civile, manutenzioni e partecipazione ai bandi nazionali ed europei consentirebbe economie di scala difficilmente raggiungibili dai piccoli enti montani, spesso costretti a fare i conti con carenze di personale e risorse limitate. Esiste poi la questione demografica. Molti territori interni continuano a perdere residenti e giovani. Un ente di dimensioni maggiori potrebbe disporre di una maggiore capacità programmatoria, attrarre investimenti, rafforzare i servizi essenziali e costruire strategie condivise, per contrastare lo spopolamento.Anche il tema della rappresentanza merita attenzione. In un contesto regionale e nazionale nel quale il peso dei territori si misura sempre più sulla capacità di fare sistema, una realtà amministrativa più ampia potrebbe avere una voce più forte nelle sedi istituzionali e nelle trattative per infrastrutture, sanità, trasporti e sviluppo economico. Naturalmente, esistono anche interrogativi legittimi. Come garantire la tutela delle identità locali? Come preservare la storia e le tradizioni dei singoli Comuni? Quali sarebbero i reali vantaggi fiscali? Quali i costi di transizione? Come verrebbe rappresentata la montagna all’interno del nuovo ente?Sono domande che non devono essere eluse, ma affrontate con serietà. Proprio per questo uno studio tecnico di fattibilità indipendente rappresenta il passaggio indispensabile. Solo un’analisi approfondita può fornire ai cittadini informazioni oggettive e verificabili, evitando che il confronto si trasformi in una sterile battaglia ideologica e, peggio!, campanilistica. Occorre inoltre verificare con precisione il quadro normativo. Le fusioni e le aggregazioni comunali sono disciplinate da procedure specifiche che coinvolgono Regione, Consigli comunali e cittadini attraverso strumenti di consultazione democratica. Nessun percorso può prescindere dal consenso delle comunità interessate. La vera sfida, dunque, non è decidere oggi se la Grande Teramo debba nascere domani. La vera sfida è avere il coraggio di studiare il tema senza paure e senza tabù.Chi ama questi territori dovrebbe essere favorevole innanzitutto alla conoscenza dei fatti. Se lo studio dimostrerà che non esistono vantaggi concreti, il progetto potrà essere archiviato con serenità. Se invece emergeranno benefici reali per cittadini, imprese e amministrazioni, allora la politica avrà il dovere di aprire un confronto pubblico serio, responsabile e fattivo. Le grandi trasformazioni nascono sempre da una visione, ma si realizzano soltanto quando la visione incontra dati, competenze e consenso democratico. La proposta della Grande Teramo merita, dunque, una valutazione approfondita, libera da preconcetti e sostenuta da criteri scientifici. Perché il futuro del territorio teramano non può essere deciso sulla base delle emozioni del momento, ma deve essere costruito con pragmatismo, trasparenza e lungimiranza.
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