di Maria Patrizzi

Il mese di giugno si è appena concluso confermando un trend meteorologico ormai inequivocabile, con l’estate che è partita in quarta facendo registrare temperature ben al di sopra delle medie storiche e una marcata carenza di precipitazioni. A livello regionale, questo periodo si è classificato come il sesto della storia recente, chiudendo con una temperatura media superiore di oltre due gradi rispetto al periodo di riferimento climato-meteorologico. La provincia di Teramo ha vissuto pienamente questa anomalia, mostrando però le consuete differenze microclimatiche che caratterizzano il territorio, diviso tra l’influenza mitigatrice del mare Adriatico e la vicinanza alla catena appenninica. L’andamento del mese ha visto una netta spaccatura nella percezione del caldo e nei dati rilevati tra le località costiere e il capoluogo teramano. Sulla costa, in centri come Giulianova, Roseto e Tortoreto, le temperature massime sono rimaste apparentemente più contenute grazie alle brezze marine, oscillando spesso intorno ai trenta gradi. Tuttavia, a fare la differenza è stato l’alto tasso di umidità, poiché la scarsa ventilazione ha causato intense condizioni di afa e notti tropicali in cui il termometro ha faticato a scendere sotto i ventidue gradi. Il mare si è scaldato rapidamente, anticipando la stagione balneare ma amplificando la sensazione di disagio bio-climatico durante le ore serali. Spostandosi verso Teramo e la fascia pedemontana, l’effetto del mare è svanito del tutto. In città e nelle zone interne le temperature massime hanno superato agevolmente i trentaquattro gradi in diverse giornate, specialmente nella seconda metà del mese sotto l’influenza dei promontori subtropicali. Tra le anomalie più significative registrate nella provincia spiccano i dati di alcune stazioni dell’entroterra, che hanno fatto segnare picchi clamorosi rispetto alla media storica mensile, posizionandosi tra le località più surriscaldate dell’intera regione. Il dato forse più preoccupante dell’ultimo mese riguarda le piogge, dato che giugno ha visto un deficit pluviometrico che ha quasi dimezzato l’acqua caduta rispetto alla norma. Le poche perturbazioni atlantiche che sono riuscite a scalfire il muro di alta pressione si sono tradotte principalmente in temporali pomeridiani localizzati a ridosso del Gran Sasso e nell’immediato entroterra. Giugno si congeda così lasciando in eredità un territorio provinciale già termicamente stressato e con riserve idriche in calo in vista dei mesi centrali di luglio e agosto. Se per i turisti e gli operatori balneari della costa si è trattato di un inizio perfetto per la stagione balneare, per l’agricoltura e la gestione idrica del Teramano i dati attuali rappresentano un chiaro campanello d’allarme per il prosieguo dell’estate.