La Regione Abruzzo ha fatto un passo avanti per tutelare l’ “identità” dell’arrosticino e valorizzarne le sue caratteristiche. La Commissione Agricoltura ha approvato all’unanimità una risoluzione che ne prevede i riconoscimenti, Dop (Denominazione di origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta). Questa doppia certificazione garantirà una maggiore tutela del prodotto, contrasterà le imitazioni e valorizzerà la filiera produttiva locale. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Massimo Verrecchia, promotore dell’iniziativa, ha sottolineato l’importanza di questo riconoscimento per l’economia locale e per la salvaguardia di una tradizione culinaria millenaria.
La comparsa dell’arrosticino ( o rustelle, più frequente nel pescarese/chietino) come lo conosciamo oggi, si fa risalire agli anni trenta per mano di alcuni pastori originari della zona di Villa Celiera, dediti alla transumanza. Altre fonti sostengono invece che furono le bande di briganti nei primi dell’800 a cucinare pezzettini di carne di pecora (rubata) infilati in piccoli rami. Un espediente che richiedeva poco fuoco e quindi poco fumo, un ottimo sistema per non farsi individuare.











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