Il presidente di Confcommercio Abruzzo, Giammarco Giovannelli, interviene dopo la bocciatura della proroga alla moratoria sulla grande distribuzione, sollecitando un’azione immediata da parte della Regione. «La Regione Abruzzo deve adottare subito il Piano regionale di programmazione della rete distributiva del commercio», afferma Giovannelli dopo la bocciatura della proroga alla moratoria sulla grande distribuzione, spiegando come la decisione del Governo «privi il territorio di uno scudo normativo fondamentale». Da qui la richiesta di un intervento immediato, perché «in assenza di una moratoria nazionale, l’unico strumento in grado di governare il territorio è l’approvazione definitiva del nuovo Piano del Commercio», che per Confcommercio «è indispensabile venga deliberato entro e non oltre il 31 dicembre 2026». Giovannelli insiste sulla fotografia del mercato, ricordando che «la nostra regione presenta una densità di grandi superfici tra le più alte d’Italia», un equilibrio «ormai precario» che non permetterebbe ulteriori espansioni senza «decretare la morte definitiva dei centri storici». A questo si aggiunge l’impatto del digitale, perché «l’esplosione incontrollata dell’e‑commerce ha eroso quote vitali per il commercio di vicinato», rendendo «anacronistica e dannosa la concessione di nuovi spazi per grandi strutture fisiche». Il presidente avverte che «la mancata pianificazione entro la fine dell’anno esporrebbe la regione a una deregolamentazione selvaggia», con effetti «irreversibili sull’occupazione e sulla vivibilità dei nostri comuni», auspicando che la Prima Commissione renda il piano «la priorità assoluta dell’agenda politica regionale». Riconosciute le difficoltà tecniche della Giunta, che suggerisce una modifica normativa, Giovannelli ribadisce che «è necessario procedere in parallelo: partire subito con la redazione del Piano e, se non si riuscisse a concludere entro il 31/12/2026, approvare una legge regionale con i requisiti necessari a tutelare il commercio al dettaglio». E chiude ricordando che «sono trascorsi troppi anni dall’approvazione della legge regionale 23/2028 per potersi attardare ancora», perché questo strumento serve «a impedire un disastro commerciale e sociale per la nostra regione».