Abruzzo Insieme, in un comunicato a firma dei consiglieri regionali Giovanni Cavallari e Vincenzo Menna, che riportiamo in sintesi, critica la posizione di ARAP prendendo spunto dalla vicenda della carenza d’acqua alla Villa Comunale: “Nessuno vuole mettere in contrapposizione la Villa con le imprese, perché non è questa la questione. Il laghetto della Villa sta vivendo una situazione di grave sofferenza a causa della scarsità d’acqua. È un patrimonio della città che deve essere tutelato e non può essere lasciato senz’acqua“. Ma sostiene che “esiste un’altra emergenza, quella dei nuclei industriali, della quale ARAP sembra essersi accorta solo a fasi alterne“. Le vasche di Carapollo, con una capacità di circa 40.000 metri cubi, si legge nel comunicato,risultano oggi quasi vuote, creando difficoltà alle aziende e ponendo interrogativi sulla sicurezza antincendio. “Le imprese pagano per un servizio che deve essere efficiente e affidabile”, si sottolinea, mentre si chiede ad ARAP di chiarire pressioni, portate e misure adottate per garantire la sicurezza degli stabilimenti. Secondo Abruzzo Insieme, anche le vasche di Montecchia – un tempo parte integrante del sistema di adduzione verso gli agglomerati industriali – non sarebbero più utilizzate. “È necessario verificare condizioni, ragioni del mancato utilizzo e interventi necessari al ripristino”, si afferma, chiedendo trasparenza sullo stato delle infrastrutture. ARAP ha ricordato che l’acqua del Vezzola alimenta sia la Villa Comunale sia il sistema produttivo e antincendio. Ma Cavallari e Menna ribattono: “Se la riduzione delle portate era nota da giugno, quali misure sono state adottate per prevenire le criticità?”. La richiesta è di rendere pubblici dati puntuali: quanta acqua arriva dal Vezzola, quale sia il livello reale delle vasche, quali pressioni siano disponibili nella rete antincendio e se gli impianti delle aziende siano pienamente operativi. Per Abruzzo Insieme, il nodo non è la Villa, né le imprese, né il Comune: “Il problema è la capacità di programmare e gestire una risorsa limitata, garantendo tutti gli utilizzi e soprattutto la sicurezza”. L’“ARAP , conclude il comunicato, non può limitarsi a verificare i dati quando il problema diventa pubblico. Questa volta non basta accorgersene. Bisogna risolverlo.” (Leggi sulla polemica D’Alberto-Arap, l’articolo che segue)
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