Un quadro caratterizzato da forte discontinuità lavorativa, contratti a termine, part-time involontario e retribuzioni nettamente inferiori alla media nazionale. E’ quello che emerge secondo uno studio condotto dal Servizio Uil Lavoro, Coesione e Territorio insieme alla Uil Abruzzo, elaborato sui dati del XXV Rapporto annuale Inps e del Report dell’Ispettorato nazionale del lavoro legati agli anni 2025 e 2026. “I dati emersi dal Rapporto INPS e da quello dell’Ispettorato del Lavoro ci confermano che non possiamo più limitarci ad esultare per i soli numeri assoluti sulla crescita degli occupati”, osserva Michele Lombardo, segretario generale della Uil Abruzzo, che aggiunge: “Bisogna guardare dentro quei numeri per capire che tipo di lavoro si sta creando. In Abruzzo abbiamo una retribuzione media annua che supera di poco i 20.000 euro, ben lontana dalle regioni trainanti del Paese. La nostra campagna ‘NO AI LAVORATORI FANTASMA’ nasce proprio per dare voce e visibilità a tutte quelle persone che vivono un’esistenza lavorativa frammentata, fatta di contratti part-time non scelti e discontinuità. Senza retribuzioni adeguate e stabilità contrattuale non c’è un vero futuro né per i nostri giovani né per lo sviluppo del nostro territorio”. A completare l’analisi dell’organizzazione sindacale è l’intervento di Massimo Longaretti, componente della segreteria Uil Abruzzo: “L’analisi mette a nudo divari di genere e generazionali pesantissimi che si riflettono in modo drammatico sul nostro tessuto regionale. Un giovane under 30 guadagna a livello nazionale oltre 12.000 euro in meno rispetto ad un lavoratore adulto, lavorando in media solo 198 giorni l’anno; le donne affrontano un gap retributivo che nel settore privato sfiora il 29% e un divario pensionistico del 25,2%. A questo si aggiunge la sofferenza delle madri lavoratrici, che affrontano carenze dei servizi e rigidità aziendali che spesso costringono alle dimissioni”.