Sembrava tutto risolto con l’accordo raggiunto ieri a Piano Grande di Torricella, tra la ditta appaltatrice di un cantiere e tre operai stranieri senza stipendio. I tre, per protesta avevano minacciato di gettarsi nel vuoto da un’impalcatura se non avessero ottenuto risposte concrete e la liquidazione delle spettanze. Una trattativa durata otto ore, finita con l’impegno di ricevere metà del dovuto subito e l’altra metà tra giorni. Oggi arriva invece un secondo capitolo. Non per mano degli operai di ieri che hanno tuttavia ricoperto il ruolo di apripista con successo, ma di un’altra decina di persone alle quali dovrebbero aggiungersene altre nelle prossime ore. Il gruppo si è ritrovato in un cantiere nei pressi del centro a Torricella, avanzando le stesse richieste, per un ammontare complessivo che, pare, si aggirerebbe sui settantamila euro. A questo si aggiunge – secondo quanto da loro dichiarato e che deve tuttavia essere accertato – di essere impiegati in nero e in condizioni di scarsa sicurezza. Un vaso di Pandora che si è scoperchiato e che semba trovare il suo fulcro in una catena di appalti e sub appalti dentro cui qualcosa si sarebbe inceppato.
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