Stamani, la celebrazione del 218° anno della costituzione della Provincia di Teramo è stata un’occasione per discutere di uno dei temi più importanti da affrontare nei prossimi mesi. I cambiamenti climatici che stanno mettendo in seria difficoltà le regioni del Sud, a corto d’acqua come mai era accaduto, devono far suonare un campanello d’allarme anche a chi per il momento, sembra di non subire le stesse problematiche. Le nostre montagne, il Gran Sasso per primo, sono delle vere riserve naturali d’acqua, in grado di soddisfare il fabbisogno di comunità anche più grandi della regione Abruzzo. Tuttavia, da uno studio commissionato anni fa (https://economiacircolare.com/acqua-gran-sasso-acquifero/ ), più di cento litri d’acqua al secondo si perdono tra le falde invece che finire in acquedotto. Una questione seria, che si farà più evidente col passare degli anni e per la quale sono pronti dei progetti.

Nel 2023 il ministro per le infrastrutture Salvini ha indicato Pierluigi Caputi, ingegnere, già in forze alla Regione, come commissario per la messa in sicurezza del bacino imbrifero del Gran Sasso. E proprio con lui stamani c’è stata l’occasione di riparlarne. Il commissario, ospite del presidente della Provincia D’Angelo e del sindaco di Teramo D’Alberto, ha confermato che tutto è pronto per procedere con i lavori.

Il primo dicembre 1984 Bettino Craxi inaugurò il traforo del Gran Sasso. Da allora collega le province dell’Aquila e quella di Teramo diventando di fatto uno dei più importanti raccordi Adriatico – Tirreno. (Foto collezione Di Gregorio)

Se da una parte arriva la buona notizia, dall’altra, alcune perplessità sono state messe in evidenza. Per il sindaco D’Alberto restano due questioni aperte: “La prima – ha sottolineato – è relativa alla copertura integrale dell’intervento, ad oggi mancano almeno 85-90 milioni ; la seconda, è quella relativa all’impatto sulla viabilità, che i tempi lunghi dei lavori – si calcolano almeno in cinque anni – avranno sul traforo del Gran Sasso, (nelle sue viscere si trovano, tra l’altro, i laboratori dell’LNGS, ndr) e quindi sul collegamento tra le due province di Teramo e L’Aquila e di Teramo con la Capitale”. Uno scoglio non da poco “se pensiamo anche al sistema delle imprese – ha aggiunto – che subirà da una eventuale viabilità compromessa, risvolti di tipo economico. Per questo credo sia necessario convocare un tavolo tra istituzioni ed enti interessati – ha concluso D’Alberto – per capire quali soluzioni adottare per reperire i fondi mancanti e evitare un impatto negativo prolungato dei lavori .


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