La mossa del sindaco di azzerare la giunta comunale, ufficialmente per rilanciare l’azione amministrativa, ha finito per innescare un cortocircuito politico che rischia di paralizzare definitivamente il capoluogo aprutino. Quella che doveva essere una manovra di ricompattamento si è trasformata in una resa dei conti aperta tra le diverse anime della maggioranza. Sullo sfondo, una città che sconta i ritardi della ricostruzione, i cantieri fermi e le incertezze sui fondi PNRR. La maggioranza e il Partito Democratico stesso avrebbero rotto gli indugi, imponendo al primo cittadino tempi strettissimi per la nomina della nuova squadra e accusandolo di aver rinviato decisioni fondamentali per il futuro dell’ente. Alle pressioni dem si aggiungono quelle del presidente della Provincia, Camillo D’Angelo, che avrebbe chiesto la rimozione di due assessori per ricalibrare gli equilibri politici. In questo clima di incertezza, il toto-nomi impazza: si ventila della rentrée di Valdo Di Bonaventura che accetterebbe, dice, solo con la stessa delega avuta in passato, e poi Guido Campana, e Debora Fantozzi. Figure al centro di trattative serrate. Con il mandato che volge verso la fase finale, il timore diffuso è che un semplice rimpasto non basti a restituire operatività a un’amministrazione che appare oggi intrappolata in logiche di potere, lasciando Teramo in una fase di pericolosa instabilità. Nei corridoi di via Carducci si parla anche dell’arrivo di un direttore generale. Avrebbe il compito di sbloccare l’impasse burocratica degli uffici. “Nonostante gli stipendi, nonostante il numero di assessori che si diceva fossero necessari per tutto il lavoro che c’era da fare, nonostante le oltre 100 assunzioni e i dirigenti raddoppiati, ora abbiamo bisogno anche di un direttore generale?“, il commento di Mario Cozzi di Forza Italia. Sull’intera vicenda è lapidario il giudizio del consigliere di Futuro In Franco Fracassa per il quale le dimissioni del sindaco sarebbero un atto dovuto “per via di un costante logoramento dell’attività di governo, determinata da personalismi e ambizioni elettorali”