Il dibattito sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti continua a occupare uno spazio centrale nel confronto pubblico, e l’affollato incontro organizzato all’Acquamarina di San Nicolò, dal consigliere regionale Paolo Gatti ne è stata una conferma. La presenza di figure istituzionali come l’assessore regionale Tiziana Magnacca, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, il presidente della Fondazione Einaudi Giuseppe Benedetto e il presidente del comitato “Sì Separa” Gian Domenico Caiazza, storico difensore di Enzo Tortora in una delle vicende giudiziarie più drammatiche del ‘900, ha dato al confronto un respiro che va oltre la dimensione locale, toccando un nodo che da anni divide giuristi, politici e cittadini. Per i sostenitori del SÌ, l’attuale modello, fondato sull’unicità della carriera, non garantisce una posizione equilibrata tra accusa e difesa. In un processo l’imparzialità deve essere non solo sostanza, ma anche forma.

È un argomento che ritorna ciclicamente e che, al di là delle posizioni, merita di essere affrontato senza pregiudizi. La fiducia nella giustizia non si costruisce soltanto attraverso norme e procedure, ma anche attraverso la trasparenza e la chiarezza dei ruoli. In questo senso, l’idea di distinguere in modo netto il percorso del giudice da quello del pubblico ministero viene presentata come un passo verso una maggiore garanzia di terzietà. Uno dei punti più delicati riguarda l’autonomia del pubblico ministero. I sostenitori della riforma insistono sul fatto che non verrebbe intaccata: il PM resterebbe soggetto soltanto alla legge e obbligato all’esercizio dell’azione penale. È un chiarimento necessario, perché ogni intervento sull’ordinamento giudiziario rischia di essere percepito e da alcuni ambienti venduto, come una pressione sull’indipendenza della magistratura. La proposta, invece, punta a ridefinire i confini tra funzioni diverse, non a limitarne la libertà.

Resta quindi un punto difficilmente contestabile: la percezione di imparzialità è parte integrante della giustizia stessa. Anche il miglior sistema, se non appare equo agli occhi dei cittadini, rischia di perdere credibilità. Ed è proprio su questo terreno che il comitato Sì Separa concentra la propria battaglia, sostenendo che una riforma costituzionale potrebbe contribuire a ricostruire un rapporto di fiducia oggi spesso incrinato. L’incontro di Teramo non chiude il dibattito, ma lo rilancia. E forse è proprio questo il valore più significativo dell’iniziativa: riportare al centro dell’attenzione pubblica una questione che riguarda non solo gli addetti ai lavori, ma l’idea stessa di giustizia in un Paese democratico.
















