La polemica nasce dalla nomina della professoressa Laura D’Ambrosio (foto), di Alba Adriatica, alla dirigenza dei musei archeologici teatini. Una nomina decisa dal ministro della Cultura Giuli che non è piaciuta al centrosinistra regionale, secondo il quale l’incarico premierebbe un candidato non eletto alle ultime elezioni. Una sorta di risarcimento a posteriori. Pratica, nella quale il centrosinistra evidentemente non si riconosce. A questo, tuttavia, si aggiunge un episodio che ha coinvolto la D’Ambrosio nell’esercizio della sua funzione di insegnante. Occorre, per la circostanza, tornare indietro nel tempo, a quando la professoressa fu accusata di aver fatto intonare ai suoi studenti la canzone Faccetta Nera, uno dei simboli del Ventennio. Un’accusa respinta e poi archiviata, sulla quale è intervenuto anche il presidente della Regione, Marco Marsilio, che in una dichiarazione pubblicata oggi su Il Centro e in un comunicato successivamente diffuso (link in coda), ribadisce il valore della nomina e chiarisce la vicenda. «A nessun studente fu mai imposto di cantare quella canzone», afferma Marsilio, spiegando che, come la dirigente ha ampiamente dimostrato, il brano venne fatto conoscere esclusivamente per ricostruire il contesto sociale e culturale dell’epoca. Le sue reali intenzioni, aggiunge il presidente, trovano ulteriore conferma nel 2016, quando Laura D’Ambrosio si è distinta per numerose iniziative legate alla celebrazione della Giornata della Memoria e di altre ricorrenze care alla Resistenza, anche in collaborazione con l’ANPI. Per questo, conclude Marsilio nell’articolo, il caso fu chiuso e definitivamente archiviato. Nella vicenda si inserisce con un comunicato anche il circolo Fratelli d’Italia di Alba Adriatica, nel quale la coordinatrice Rosita Schiavi esprime il punto di vista del partito.

IL COMUNICATO DI FRATELLI D’ITALIA:

Basta con la macchina del fango: la verità su Laura D’Ambrosio

Ancora una volta assistiamo al più vecchio e infame dei meccanismi: la diffamazione personale, usata come arma politica da chi non ha argomenti. È un metodo che la sinistra continua a praticare, in barba a ogni principio di rispetto e correttezza, e che oggi colpisce una donna, Laura D’Ambrosio, colpevole solo di aver raggiunto una posizione di prestigio grazie al merito e alla competenza. Non possiamo tacere di fronte a questa vergogna. Laura è un dirigente scolastico stimato, una professionista che ha dedicato la vita alla formazione e alla cultura, con risultati concreti e riconosciuti. La sua nomina nel CdA dei Musei archeologici nazionali d’Abruzzo è un atto di giustizia verso chi ha dimostrato capacità e serietà, non un favore politico come qualcuno vorrebbe far credere. Eppure, per screditarla, si riesuma la vicenda di Faccetta nera, già chiarita e conclusa con un nulla di fatto perché priva di fondamento. Un episodio strumentalizzato allora e oggi, solo per alimentare una narrazione tossica. È inaccettabile che si continui a colpire le donne che ricoprono ruoli dirigenziali con insinuazioni e campagne d’odio. Questo non è dibattito politico: è barbarie. Laura D’Ambrosio non ha bisogno di difese: la sua carriera, il suo impegno e la sua integrità parlano da soli. Ma oggi difenderla è un dovere, perché non è solo lei ad essere colpita: è il principio che il merito deve prevalere sulla menzogna. Chi attacca Laura non combatte per la cultura, ma per il potere, usando la calunnia come arma. È un metodo vile, che umilia la politica e tradisce ogni valore di civiltà. Noi diciamo basta. Basta con le aggressioni mediatiche, basta con le campagne d’odio travestite da indignazione. La cultura non si sporca con il fango, la cultura si costruisce con competenza e rispetto. E Laura D’Ambrosio incarna tutto questo. “Chi semina menzogne raccoglie vergogna.” E oggi, chi ha scelto la strada della calunnia, sappia che la verità non si piega e la dignità non si compra”. Rosita Schiavi, Coordinatrice Fratelli d’Italia Alba Adriatica

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