L’emendamento votato in Consiglio dalla maggioranza che prevede il salario minimo di 9 euro l’ora ai dipendenti delle aziende che intendono concorrere ai bandi comunali, ha sollevato alcune perplessità. Non certo sull’opportunità di premiare il lavoro con il giusto guadagno, concetto espresso perfino in Costituzione, ma sul fatto che una norma varata al di fuori di quanto concordato con i sindacati più rappresentativi, possa far esplodere una serie di ricorsi. In particolare di quelle aziende che, per oggettiva incapienza o per semplice calcolo economico, non possano o non vogliano applicare la misura e quindi impossibilitate ad accedere ai bandi. Una circostanza, è il timore, che potrebbe comportare ritardi inaccettabili nell’esecuzione di opere di interesse pubblico e non solo. Secondo quanto eccepito da qualche esperto l’eventualità potrebbe essere reale. La norma delle norme in questo Paese è che tutto si interpreta e nulla ha una valenza assoluta.

Tuttavia, una secca smentita sui rischi probabili viene dal banco dei proponenti, i quali, nel decidere il provvedimento portano al proprio mulino una serie di considerazioni. La prima, “ubi maior“, è la direttiva UE 2022/2041 emanata in proposito: “E’ una norma che si inquadra in un atto immediatamente vincolante – ci dice il consigliere, capogruppo del PD Luca Pilotti (in copertina) – che però l’Italia non ha ancora applicato. Una norma il cui rispetto, tra l’altro, è raccomandato anche dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione, ndr), ed è presente nel nuovo Codice degli Appalti. Si tratta solo di applicare misure che sono già previste”. Pilotti, elenca i Comuni che si sono adeguati, tra questi Firenze, Napoli, Livorno, tutti sostenuti da robusti pareri legali, si intuisce dalle sue parole.

Jacopo Di Michele dei Giovani Democratici

Pilotti Insiste poi sulla valenza simbolica che l’emendamento porta con sè, in particolare si sofferma sull’importanza che sia proprio il Pubblico a dare per primo l’esempio. “Uno degli obbiettivi – gli fa eco Jacopo Di Michele dei Giovani Democratici – è quello di combattere i contratti collettivi definiti “pirati “, contratti che non garantiscono un salario minimo giusto ma che sono ugualmente validi“. “Un problema – dice – sul quale bisognerebbe intervenire“. Non ci saranno ripercussioni, conclude infine Pilotti, su quei contratti già stipulati. “Lo sappiamo e comunque monitoreremo la situazione, ma da una parte si doveva cominciare, ed è quello che intendiamo fare“.

Enrico Squartini


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