di MARCELLO MARTELLI

Mario Pomilio, scrittore e saggista abruzzese, ha avuto un legame profondo con la città di Teramo, che ha ispirato due dei suoi romanzi più significativi: L’uccello nella cupola (1954) e La compromissione (1965).Pomilio visitò Teramo per la prima volta nel 1951, dopo un periodo trascorso a Parigi. Questa esperienza gli permise di confrontarsi con una realtà provinciale italiana più intima e riflessiva. In un’intervista alla rivista Il Quadrilatero diretta da Massimo Martelli, Pomilio spiegò che la città gli offrì una sintesi dell’Abruzzo, con la sua “vibrante e problematica mentalità della provincia italiana”.Il romanzo d’esordio di Pomilio è ambientato a Teramo e racconta le angosce di un giovane prete alle prese con i problemi di chi si rivolge a lui in cerca di aiuto. Il libro ottenne un discreto successo e alcuni premi, così come il secondo romanzo, Il testimone (1956), che è un noir dai toni malinconici ambientato a Parigi. La compromissione (1965): Questo romanzo, che vinse il Premio Campiello, è ambientato a Teramo e riflette la crisi dell’intellettuale di sinistra nel secondo dopoguerra. Pomilio lo definì un’opera “laica”, in contrasto con il suo primo romanzo “religioso” .Nel 2022, in onore del suo legame con la città, è stato intitolato a Mario Pomilio uno slargo nel cuore di Teramo, all’estremità di via Paladini, vicino alle poste centrali. Durante la cerimonia, il figlio dello scrittore, Tommaso Pomilio, ha sottolineato come Teramo rappresentasse per suo padre la sintesi dell’Abruzzo, un luogo che racchiudeva le caratteristiche della regione: accogliente, ma anche complesso e ricco di contraddizioni. Il rapporto tra Mario Pomilio e Teramo è stato fondamentale per la sua produzione letteraria. La città non solo ha fornito lo sfondo per le sue storie, ma ha anche rappresentato un microcosmo delle dinamiche sociali e culturali dell’Italia del secondo dopoguerra. Il riconoscimento ufficiale da parte della città testimonia l’importanza del suo contributo alla letteratura italiana e al panorama culturale abruzzese. Mario Pomilio, scrittore abruzzese di spicco, ha avuto un rapporto complesso con Teramo, città che ha definito la sua “città dell’anima”. Tuttavia, nel corso degli anni, ha espresso critiche nei confronti di alcune trasformazioni urbanistiche che hanno alterato l’armonia della città. Nell’intervista alla rivista Il Quadrilatero, lo scrittore spiegò che Teramo gli offriva una sintesi dell’Abruzzo, con la sua “vibrante e problematica mentalità della provincia italiana” .Con il passare del tempo, aveva osservato con disappunto le modifiche apportate al tessuto urbano di Teramo. In particolare, denunciò la speculazione edilizia che aveva compromesso l’armonia estetica della città. In un intervento, definì queste trasformazioni come un “caso esemplare di come si è rotta un’armonia anche estetica, e di come si è alterata una ragione urbanistica che resisteva da duemila anni” . Il rapporto di Pomilio con Teramo riflette una tensione tra l’affetto per le sue radici e la delusione per i cambiamenti che hanno alterato l’identità della città. Le sue critiche non sono da intendersi come un rifiuto totale, ma come un invito a preservare e rispettare l’autenticità dei luoghi che hanno forgiato la sua formazione culturale e umana.