Il processo d’appello in Egitto nei confronti di Giacomo Passeri, cittadino italiano di origine sierraleonese residente a Pescara dal 1997 si è conclusa con la conferma della condanna a 25 anni di prigione. L’accusa, pesante, è di traffico internazionale di stupefacenti. I fatti risalgono al 2023. Per i famigliari e gli amici, che dubitano della fondatezza delle accuse, la pena inflitta al giovane pescarese è sproporzionata e ingiusta.
Secondo i fratelli di Giacomo, il 32enne sarebbe stato arrestato con una modesta quantità di marijuana per uso personale. In alcune lettere dal carcere, il giovane ha raccontato di violenze subite durante l’arresto e di essere stato costretto a firmare documenti di cui non capiva il contenuto, circostanza negata dalle autorità egiziane.
Dopo l’arresto, Giacomo ha anche subito un intervento chirurgico per appendicite acuta, ma racconta di non aver ricevuto cure adeguate, peggiorando ulteriormente le sue condizioni psicofisiche. Recentemente è stato trasferito in una cella con detenuti considerati meno pericolosi, ma la sua situazione rimane preoccupante. L’ambasciata italiana in Egitto è intervenuta, mettendo a disposizione un avvocato e organizzando una videoconferenza con i familiari del detenuto.














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