Dopo 74 anni di silenzio, il Mulino “De Giorgis”, gioiello del XVIII secolo e testimone dell’antica rete di mulini ad acqua dell’Appennino Teramano, ha riaperto le sue porte, restituito alla vita da un meticoloso intervento di restauro. Un simbolo ritrovato dell’identità montana, la cui rinascita è frutto della sinergia tra il GAL Gran Sasso Laga, la Pro Loco di Poggio Umbricchio e l’artigiano Gino Di Benedetto.

L’inaugurazione, avvenuta ieri pomeriggio, ha visto una calorosa partecipazione di istituzioni regionali e locali, cittadini, turisti e rappresentanti della comunità. L’obiettivo è chiaro: contribuire allo sviluppo sostenibile delle aree interne e contrastare lo spopolamento, valorizzando le risorse locali attraverso esperienze autentiche legate alla storia, alla cultura e ai paesaggi dell’Appennino abruzzese.

Il presidente del GAL Gran Sasso Laga, Carlo Matone, ha espresso con entusiasmo il significato di questa rinascita: “Dopo anni di abbandono, il Mulino De Giorgis è di nuovo visibile e accessibile, pronto ad accogliere percorsi di turismo lento ed esperienziale, oltre a laboratori didattici per le scuole. Questo intervento non recupera solo l’aspetto architettonico, ma restituisce identità e centralità a un luogo un tempo essenziale per la vita delle comunità montane.“

Il restauro ha voluto restituire al mulino la sua piena funzionalità originaria. L’artigiano Gino Di Benedetto ha operato manualmente, pezzo dopo pezzo, analizzando i resti originali e ricostruendo i meccanismi secondo i principi del recupero filologico e dell’autenticità. Sono state restaurate le antiche macine, ricostruite le pale della ruota orizzontale, l’albero collegato alle macine superiori e la canaletta che convoglia l’acqua, cuore pulsante del meccanismo. La pala, ricavata da un unico blocco di rovere, e la tramoggia, l’antico contenitore per il grano, sono state lavorate interamente a mano, testimonianza di una competenza tecnica unita a una profonda sensibilità storica.

Il Mulino De Giorgis non sarà solo un museo, ma un “organismo vivo”, come sottolineato dagli organizzatori. Inserito nella rete del “Sentiero dei Mulini”, diventerà un punto nevralgico per itinerari di trekking, cicloturismo e cammini lenti tra crinali e borghi montani. Offrirà un’esperienza integrata di natura, cultura e tradizioni, portando alla scoperta dei borghi limitrofi, dell’enogastronomia locale e delle varie forme di ospitalità diffusa che il GAL sta sviluppando. A supporto di questa visione, sono stati installati pannelli informativi e realizzata una brochure divulgativa, “Breve storia del mulino: tra ingegno umano e radici mediterranee“, per sensibilizzare i visitatori e offrire strumenti di lettura storica del territorio. Il mulino sarà anche destinato a visite guidate e laboratori didattici per le scuole, dove gli studenti potranno osservare da vicino la macinazione del grano e riscoprire gli antichi mestieri della montagna.