Il Tribunale di Teramo ha stabilito il diritto ad un risarcimento di circa 150mila euro ai famigliari di Dionisio Merli l’ex macchinista delle Ferrovie dello Stato deceduto a 64 anni per un adenocarcinoma polmonare. La sentenza ha riconosciuto come causa di morte la prolungata esposizione all’amianto durante lo svolgimento delle sue mansioni. Nonostante l’INAIL avesse inizialmente respinto la richiesta di riconoscimento della malattia professionale, sostenendo che il tumore fosse causato dal fumo, il tribunale, sulla base delle prove presentate e delle perizie mediche, ha stabilito un chiaro legame tra l’esposizione all’amianto e la malattia.
La sentenza rappresenta una vittoria importante nella lotta per i diritti delle vittime dell’amianto e dei loro familiari, e sottolinea ancora una volta il rischio a cui sono stati esposti i lavoratori delle ferrovie a causa della presenza di questo materiale cancerogeno nei treni. Non è tuttavia il primo caso che ad un ferroviere viene riconosciuta come causa di morte l’esposizione a materiali cancerogeni. Nel 2020 il tribunale di Venezia condannò le Ferrovie dello Stato ad un risarcimento di 250mila euro, nel 1992 un analoga sentenza in Calabria. L’Osservatorio Nazionale Amianto ha sottolineato come questa sentenza sia comunque importante per tutti quei lavoratori che, come Merli, hanno contratto malattie causate all’esposizione all’amianto e che si sono visti negare il riconoscimento della malattia professionale.











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