La prima artroscopia di ginocchio mai eseguita in Burundi è stata realizzata da Alessio Giannetti, ortopedico della Asl di Teramo. il primato storico è stato realizzato durante una missione umanitaria organizzata dalla Fimac odv (forza internazionale medici per l’africa centrale), un’organizzazione di medici italiani volontari impegnata in cure e interventi sanitari di carattere ortopedico nel paese africano. Per due settimane, l’attività che Giannetti svolge quotidianamente nelle sale operatorie di Teramo e Giulianova si è trasferita all’ospedale di Bubanza e in quello della capitale, Bujumbura. insieme ad altri tre specialisti italiani, Manuel Giovanni Mazzoleni dell’ospedale di Bolzano, Sergio Urso dell’ospedale di Cagliari e Lorenzo Minieri, giovane specializzando dell’Università di Ferrara, il medico ha messo a disposizione le proprie competenze in un contesto sanitario segnato dalla carenza di personale, strumenti e materiali. E’ proprio nella capitale che l’équipe ha eseguito lo storico intervento al ginocchio. all’attività chirurgica si è affiancata la formazione dei colleghi burundesi, con l’obiettivo di condividere tecniche e conoscenze e favorire lo sviluppo di nuove possibilità terapeutiche anche per il futuro. Dal punto di vista ortopedico, la missione ha messo i medici davanti a situazioni che in Italia si incontrano molto raramente: fratture mai consolidate, lussazioni inveterate, fratture esposte rimaste senza trattamento, pseudoartrosi, infezioni ed esiti di traumi che, con un trattamento tempestivo, avrebbero probabilmente avuto un’evoluzione completamente diversa. L’aiuto sul campo è stato preparato fin nei minimi dettagli prima di partire: la squadra ha infatti raccolto e trasportato oltre 150 chili di materiale sanitario. un contributo concreto in una realtà in cui anche presidi di uso quotidiano, come guanti, bende, cerotti, cotone e disinfettanti, possono fare la differenza nell’assistenza ai pazienti. nel carico non sono mancati giochi, vestiti e caramelle per i bambini. L’esperienza ha rappresentato un’importante occasione di confronto con una realtà sanitaria profondamente diversa da quella italiana. «la medicina non è fatta soltanto di tecnologie, strumenti e protocolli, ma anche della capacità di guardare una persona e cercare una soluzione con le risorse disponibili», ha raccontato Giannetti. «Un percorso che testimonia il valore della cooperazione sanitaria internazionale e della condivisione delle competenze. e che restituisce il senso più profondo del lavoro medico: garantire cure e dignità alle persone, anche quando le risorse sono limitate e le distanze sono difficili da colmare», ha dichiarato il direttore generale della Asl Maurizio Di Giosia.
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