Il 6 ottobre Consiglio comunale straordinario. Sarà dedicato al conferimento della cittadinanza onoraria a Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace attribuitogli nel 1991, per la sua attività in difesa dei diritti umani nel Myanmar.

La futura cittadina teramana è tuttavia una figura controversa. Nel 2017 finisce in un rapporto dell’ONU, insieme ad alti ufficiali birmani, questi ultimi accusati di genocidio nei confronti della minoranza mussulmana Rohingya. Secondo il rapporto, la San Suu Kyi non avrebbe fatto abbastanza per fermare le violenze contro quel popolo.

In un successivo documento, diffuso dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Zeid Ra’ad al Hussein, si legge che il premio Nobel della pace “aveva il potere per intervenire, avrebbe potuto almeno rimanere in silenzio o, ancora meglio, avrebbe potuto dimettersi. Non c’era bisogno che lei fosse il portavoce dell’esercito birmano, non doveva dire che le violenze sui Rohingya erano montate, parlando di disinformazione“.

Insomma, se da una parte ha fatto molto per i suoi concittadini birmani, pagando di persona finendo anche agli arresti domiciliari, dall’altra non avrebbe avuto la stessa sensibilità per alcune minoranze presenti in Birmania. Una macchia che peserà non poco, in futuro, sulla sua immagine nel mondo.

Nel 2017 il premier britannico Boris Johnson, l’accusa di “sporcare l’immagine del suo Paese” (https://www.swissinfo.ch/ita/birmania-johnson-evoca-timori-genocidio-e-critica-suu-kyi/43693108) . Nel 2018 Amnesty International le revoca il premio “Ambasciatore della Coscienza” (https://www.amnesty.it/amnesty-international-revoca-premio-ambasciatore-della-coscienza-ad-aung-san-suu-kyi/). Sempre nel 2018 il parlamento canadese all’unaminità le toglie la cittadinanza. Per gli stessi motivi, critiche le sono giunte anche dal Nobel per la Pace, la pakistana Malala Yousafzai (https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/premio_nobel_malala_attacca_san_suu_kyi_perche_non_condanna_il_massacro_dei_rohingya-3220746.html).

Tuttavia da Teramo, finalmente, alla futura cittadina teramana Aung San Suu Kyi arriverà una pergamena da appendere in salotto. Non prima, però, di aver consultato Google Earth. Dovrà almeno capire da dove gli arriva.

Il caso Mimmo Lucano

Intanto le commissioni elettorali dei tribunali di Reggio Calabria e Cosenza hanno dichiarato Mimmo Lucano incandidabile alle prossime regionali. Lucano, già sindaco di Riace e europarlamentare in quota AVS, è un altro personaggio insignito della cittadinanza onoraria dal Consiglio teramano. La decisione è scaturita dall’esito del processo Xenia per il quale il sindaco di Riace è stato condannato con sentenza passata in giudicato a 18 mesi di reclusione per falso (Fonte Corriere della Sera). Per ugual motivo è pendente presso la Corte d’Appello il ricorso per l’ineleggibilità a sindaco.

L’inchiesta che ha portato alla condanna riguarda la gestione dei fondi per gli immigrati durante la sua permanenze alla testa del Comune di Riace. Per i i suoi compagni d’area, la ricusazione si è trattata di “un atto politico dei magistrati” (Fonte Corriere della Sera).

Insomma, le sentenze e gli anatemi dell’ONU si rispettano, ma solo se riguardano gli altri.

Due storie una sola morale. La cittadinanza onoraria è un segno di riconoscenza tangibile verso chi, pur non appartenendo alla comunità che gliela concede, dimostri un legame con la città. Non va regalata per accattivarsi le simpatie della propria area di riferimento. Di qualsiasi colore essa sia.