Il Consiglio comunale di Teramo ha votato un emendamento secondo il quale saranno ammesse ai bandi solo quelle aziende che riconosceranno ai dipendenti il salario minimo di 9 euro. Un’idea nobile, a prima vista, ma dal profumo della propaganda a basso prezzo.
Le 9 euro l’ora sono il mantra che negli ultimi mesi occupa quell’area del cervello, deputata all’immaginazione, dei marketing-maker di sinistra. Pare, si dice in giro, che l’emendamento in questione, più che un’idea del governo aprutino, sia un atout calato dall’alto. Un’operazione “consigliata” a tutte le maggioranze di famiglia presenti nello Stivale. Lo scopo è di riconquistare l’elettorato perduto, quello del “non arriviamo a fine mese”. Un segmento di popolazione dimenticato dalla sinistra, troppo impegnata a contare quanti bagni occorrono nei luoghi pubblici. Uno per ogni nuovo sesso inventato nel terzo millennio nella convinzione che quelli pensati dal Padreterno pare non fossero esaustivi.
Ci si chiede – leggendo l’emendamento – perchè nei decenni passati il centrosinistra al governo non abbia mai imposto una misura del genere e perchè le buone idee vengono quando sono gli altri che devono metterci mano. Armiamoci e partite, lo slogan che li ispira.
Sia chiaro, nulla da togliere al diritto della giusta paga. Ma c’è un ma…
Tuttavia ci sono fondate possibilità che la ciambella delle 9 euro possa uscire senza buco e che in fin dei conti proprio per questo appaia solo una boutade. “Sono molti i dubbi sulla validità di un bando posto con quelle condizioni“, ci dice chi è pratico di norme e cavilli. Lo stesso Comune di Teramo si affida per alcuni servizi ad aziende che applicano correttamente il contratto nazionale, con tanto di firma in calce dei tre sindacati più importanti. Contratti, però, che non sono in linea con quanto prevede l’emendamento testè votato. Il rischio è che si venga travolti da un mare di ricorsi. Un’azienda esclusa ma che sia in regola con i contratti collettivi si sentirebbe in diritto di rivolgersi alla magistratura. Saranno allora i giudici a stabilire se compete al Comune o a chiunque sia abilitato alla emissione di un bando, pretendere alcuni requisiti. Si aprirebbe uno scenario imprevedibile. Con i lavoratori in mezzo.














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