In Europa, le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) e i batteri multiresistenti (MDR) rappresentano una minaccia silenziosa ma devastante, responsabili di circa 37.000 decessi diretti ogni anno e di un impatto economico stimato in 7 miliardi di euro. In questo scenario, l’Abruzzo si distingue come modello virtuoso, avviando una trasformazione profonda del proprio sistema sanitario per affrontare con decisione questa emergenza. La Regione ha messo in campo una strategia integrata che coniuga prevenzione, formazione, tecnologia e ricerca, in piena sintonia con le direttive europee sulla sicurezza delle cure e sull’antimicrobial stewardship.

Fulcro dell’iniziativa è l’espansione del Gruppo Operativo Epidemiologico (GOE), nato a Pescara dodici anni fa e ora esteso a tutte le ASL abruzzesi. Ogni Azienda Sanitaria Locale è stata dotata di un direttore sanitario dedicato al controllo delle infezioni e di un team di infermieri epidemiologi, con il compito di garantire un monitoraggio costante e una risposta tempestiva ai focolai infettivi. A rafforzare ulteriormente il sistema è l’investimento nella formazione: oltre il 70% dei 6.900 medici e infermieri ha già partecipato ai corsi sul corretto uso degli antibiotici e sulla prevenzione delle ICA, e nel 2026 entrerà in funzione una rete di 500 formatori interni per diffondere le buone pratiche in ogni reparto.

Ma è sul fronte della ricerca microbiologica che l’Abruzzo compie uno dei suoi passi più ambiziosi, grazie alla collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo. Riconosciuto come centro di riferimento OMS per l’Europa sull’antimicrobico-resistenza, l’Istituto è il motore scientifico di un progetto innovativo per la raccolta e l’analisi genetica dei ceppi batterici resistenti. La creazione di una “ceppoteca” regionale e l’avvio di campionamenti ambientali nelle aree ospedaliere più critiche — come rianimazioni, ematologie e geriatrie — permetteranno di intercettare precocemente i nuovi ceppi e di comprenderne i meccanismi di trasmissione, fornendo dati preziosi per orientare le politiche sanitarie e le terapie.

Proprio sul piano terapeutico, le unità di Malattie Infettive e Microbiologia stanno sperimentando l’uso di antibiotici “long acting”, capaci di ridurre la durata dei cicli di cura, migliorare il comfort dei pazienti e contenere i costi ospedalieri. L’approccio sistemico adottato dalla Regione, che integra sorveglianza epidemiologica, formazione capillare, innovazione tecnologica e ricerca avanzata, si candida a diventare un riferimento nazionale per innalzare gli standard di sicurezza e qualità delle cure