Venti giorni fa, il 21 settembre, scompariva sul Gran Sasso Giorgio Lanciotti, il 35enne rosetano che in escursione solitaria, si era avventurato tra i sentieri della montagna. Un video lo ritrae a 2903 metri, su una delle vette del macigno, proprio accanto alla croce e alla targa che ne segna la quota. Pochi frame, quanto basta per testimoniare la sua presenza lassù. Eppure, nonostante l’imponenza dei soccorsi, la professionalità di chi non ha mai smesso di cercarlo, Giorgio non si trova.
“Abbiamo messo in atto un dispositivo importante – spiega Daniele Perilli – responsabile del Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzo anche grazie alla collaborazione della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco. Abbiamo impiegato oltre 500 giornate/uomo e almeno 8 ore di volo di elicottero. Insieme ai nostri mezzi abbiamo utilizzato un Écureuil B2 privato, della società Eliabruzzo. Un elicottero potente, in grado di volare più vicino alle pareti con a bordo i nostri uomini”. Si è perfino tenuto sotto osservazione il volteggiare delle aquile, sempre in cerca di prede, nella speranza che avessero potuto dare un indizio, tuttavia in quel caso, un segnale drammatico. Ma di Lanciotti nessuna traccia. “I suoi abiti grigi – ha aggiunto qualcuno – potrebbero aver confuso il corpo tra le rocce, senza contare che una buca, un crepaccio, dopo una leggera nevicata a quelle quote, potrebbero nascondere qualsiasi cosa.”
Per Lanciotti si è mosso anche Pasquale Iannetti, veterano dei nostri monti, con una sessantina di volontari esperti. Un grande slancio di solidarietà che però non ha sortito effetti. La speranza di trovare una persona in vita è ormai ragionevolmente svanita e rimane solo quella di ritrovare un corpo. E i genitori di Giorgio attendono. Ogni giorno sul piazzale Amorocchi con lo sguardo rivolto all’insù.














Lascia un commento