La prossima chiusura della filiale BdMBanca alla Cona, a Teramo, riaccende il dibattito sulla desertificazione bancaria, fenomeno che ha un impatto negativo sempre maggiore sul territorio. Ma, raccontano i dati, non è un problema solo locale: è, invece, una tendenza che si registra in tutte le Regioni, anche se con sfumature e impatto differenti. Chi più, chi meno, tutte soffrono il fenomeno. Tra spopolamento delle zone interne e l’avanzare del digitale come strumento di gestione della vita quotidiana nel terzo millennio, un’inversione di tendenza appare oggi inverosimile. La fotografia dell’Abruzzo mostra una delle Regioni più colpite: il 61,3% dei Comuni è sopra la media nazionale nella classifica dei territori privi di sportelli bancari, un dato che condivide insieme a Molise, Calabria, Valle d’Aosta e, a sorpresa, anche con il superindustriale Piemonte. Secondo l’ultimo rapporto dell’osservatorio First Cisl, nel 2025 la rete italiana ha perso altre 516 filiali, scendendo a 19.140 unità. I Comuni senza sportelli sono saliti a 3.457, pari al 44% del totale. Segnali negativi, tuttavia, non riguardano più soltanto le aree interne: tra il 2021 e il 2025 anche Roma e Milano hanno registrato chiusure superiori alla media nazionale. Resistono, secondo il sindacato, solo le banche di prossimità, mentre gli istituti maggiori si concentrano sulla gestione del risparmio e della ricchezza delle famiglie più abbienti. Per il segretario generale Riccardo Colombani, infine, «i dati smentiscono la tesi che esista un nesso causale diretto tra il digitale e la chiusura degli sportelli». Un’affermazione sostenuta dal dato del 2025 sull’uso dell’internet banking in Italia che si è fermato intorno al 56%, ben lontano dal 78% della Francia, dove però la rete resta più capillare rispetto a quella italiana.
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