Lo studio condotto dal Dipartimento nazionale sociale della Uil insieme alla Uil Abruzzo mette in luce forti differenze tra i capoluoghi di provincia nella definizione delle rette dei nidi d’infanzia, nonostante il quadro normativo nazionale riconosca questi servizi come parte integrante del sistema educativo e fondamentali per contrastare la povertà educativa.
Secondo Massimo Longaretti, “lo studio evidenzia gravi disparità sostanziali di trattamento all’interno della regione”, con costi molto diversi per famiglie con lo stesso ISEE. Le rette e i costi mensa mostrano infatti un divario significativo: a Pescara una famiglia con ISEE di 15.000 euro paga 314 euro di retta e 53 euro di mensa, a Chieti 460 euro e 105 euro, mentre a L’Aquila i costi scendono a 175 e 46 euro e a Teramo a 119 e 76 euro. Una situazione che, come sottolinea Longaretti, “si riverbera perfettamente anche nel livello regionale, laddove famiglie che hanno lo stesso reddito pagano in territori adiacenti cifre profondamente dissimili”. La Uil ritiene inaccettabile che servizi essenziali per la prima infanzia continuino a essere trattati come “servizi a domanda individuale”, lasciando ai Comuni ampia discrezionalità tariffaria e generando un quadro disomogeneo che penalizza soprattutto i nuclei più fragili. A ciò si aggiunge la crescente esternalizzazione dei servizi, che produce variabilità nella qualità dell’offerta e nelle condizioni lavorative del personale. Il rischio, conclude il sindacato, è che proprio i bambini che avrebbero maggiore bisogno di un’esperienza educativa precoce vengano esclusi da costi troppo elevati.













