Giovanni Legnini, già commissario straordinario alla ricostruzione post-sisma, respinge le ricostruzioni emerse negli articoli pubblicati da La Repubblica e La Verità sull’inchiesta Equalize e sulla cosiddetta Squadra Fiore, sistema di spionaggio e dossieraggi su commissione. In una nota, Legnini sottolinea che «si tratta delle stesse notizie già diffusamente riportate nei mesi di marzo e aprile scorsi» e che esse «scaturiscono da false affermazioni rese da appartenenti alla società Equalize, nell’ambito delle attività di indagine disposte dalla Procura della Repubblica di Milano».
Secondo quanto riportato dalla stampa, Legnini sarebbe indagato per accesso abusivo e rivelazione del segreto d’ufficio e avrebbe favorito un amico di lunga data, l’imprenditore Lorenzo Sbraccia, ottenendo informazioni riservate dalle Fiamme Gialle. L’interrogatorio davanti ai magistrati è previsto per lunedì 22 dicembre. L’ex vicepresidente del Csm ricorda di aver già reagito alle accuse: «Ho già provveduto, lo scorso mese di giugno, a inoltrare atto di denuncia-querela per diffamazione e calunnia nei confronti dei predetti hacker». Precisa inoltre di essere stato lui stesso a chiedere di essere ascoltato dai pm, tramite il proprio difensore, l’avvocato Antonio Villani, dichiarandosi «assolutamente convinto della mia totale estraneità ai fatti». Legnini nega in modo netto ogni ruolo di intermediazione: «Mai, infatti, ho compiuto attività di intermediazione presso gli ufficiali della Guardia di Finanza ed ex appartenenti al Corpo, per Lorenzo Sbraccia o per chiunque altro, al fine di acquisire informazioni da banche dati riservate».
Nel comunicato vengono contestate anche alcune ricostruzioni giornalistiche definite inesatte. In particolare, Legnini parla di «errate informazioni» riguardo alla presunta disponibilità di una casa «corazzata a prova di intercettazioni» e a ipotetici incontri o presentazioni di Sbraccia con l’ex comandante generale della Guardia di Finanza, Giuseppe Zafarana, «che mai ho contattato per tali finalità». «Fornirò, quindi, con assoluta serenità tutti i chiarimenti che mi saranno richiesti», conclude Legnini, esprimendo fiducia che la vicenda «frutto di calunniose affermazioni da parte di persone con le quali non ho mai avuto nulla a che fare, possa definirsi al più presto».












