Il 6 gennaio scorso, durante una conferenza al Senato della Repubblica, l’ingegnere Antonello Salvatori ha sollevato preoccupazioni sulla sicurezza sismica delle scuole, in particolare a L’Aquila, ma ha anche fatto riferimento al caso di Teramo. Salvatori ha sottolineato che alcune scuole aquilane, come quelle di Capocroce e del Torrione, presentano indici di vulnerabilità sismica estremamente bassi (0,15), il che significa che collasserebbero in caso di terremoti anche meno forti di quello del 6 aprile 2009. Al contrario, ha fatto notare che a Teramo, il liceo Delfico, con un indice di vulnerabilità sismica di 0,30, è stato posto sotto sequestro, indicando dal suo punto di vista, una gestione più sicura.

La polemica si è estesa anche al sindaco di L’Aquila, Pierluigi Biondi, e al Comitato scuole sicure, che ha criticato la scarsa sicurezza nelle scuole cittadine. Sebbene il Comune abbia promesso finanziamenti per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, Salvatori ha evidenziato il caso di un progetto per una scuola aquilana, dove l’eliminazione di isolatori sismici è stata autorizzata per motivi economici, nonostante queste soluzioni avrebbero potuto aumentare la sicurezza.

Salvatori ha sottolineato l’importanza di installare isolatori sismici, una tecnologia che ha dimostrato di resistere a terremoti anche di magnitudo 9, come quello del Giappone nel 2012, e che potrebbe garantire la continuità didattica durante le opere di ristrutturazione. Ha criticato l’idea che a L’Aquila il prossimo grande terremoto sia lontano nel tempo, affermando che i terremoti in quella zona sono prevedibili e pericolosi. Il caso di Teramo, quindi, si inserisce nel contesto più ampio delle problematiche legate alla sicurezza sismica nelle scuole italiane, con un contrasto tra la situazione di rischio in alcune scuole aquilane e la gestione che definisce più attenta, della vulnerabilità sismica a Teramo.


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