Erano le 3,32 del 6 aprile 2009, quando la violenza di un’onda sismica s’abbattè sull’Aquila. La scossa più forte registrata in Abruzzo, dopo quell’altra ancora più devastante che colpì la Marsica nel 1915 portando con sè trentamila vite.
Quello della notte aquilana fu in parte un evento annunciato. La terra mostrava inquietudine già dal 2008, con sussulti di pochi secondi di bassa intensità. Si ripetevano a ritmi cadenzati che, per via della loro apparente innocenza, avevano indotto nella gente una sorta di incolpevole abitudine. Fattore che mesi dopo si rivelerà fatale quando, in quel giorno di primavera, l’ago della magnitudo superò la barriera dei consueti 2-3 gradi, per fermarsi a 6.3.

309 furono le vittime, molti di esse giovani studenti, poco più che adolescenti. Li ha ricordati uno per uno, durante la fiaccolata di stanotte, Gabriella Corradi, 16 anni, nata proprio in quelle ore. L’onda sismica si avvertì ovunque in Abruzzo, preceduta da quel sinistro ronzio, che dalle viscere della terra saliva verso la superfice. Solo millisecondi, un tempo troppo breve per capire e reagire.

Fu l’americana CNN, paradosso dell’informazione, a dare tra le prime l’annuncio del terremoto. Prima ancora di molte televisioni italiane, sulle quali si scatenò un vorticoso zapping a caccia di notizie. E quando tra le vie tornò il silenzio, sul pianeta, L’Aquila aveva trovato una nuova sede 15 centimetri più in là. Altre scosse seguirono poi e negli anni successivi. Scosse seguite da inutili polemiche, processi, accuse reciproche. Storie di uomini che dimenticano la Natura. (Foto in copertina LaC News24)
L’Aquila ricorda anche quest’anno le vittime di quella notte. Lo ha fatto ieri con una fiaccolata e lo farà ancora con una serie di appuntamenti consultabili nel link: https://www.comune.laquila.it/archivio3_notizie_0_10513.html

Enrico Squartini














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