Con diciotto voti favorevoli passa in consiglio il permesso a costruire in deroga i Musp alla Cona, in coabitazione con gli edifici scolastici del Pascal Forti. Anche stamani, sul punto, un consiglio rovente. Con chi non si sa contro chi.

Core siede sui banchi dell’opposizione. Bacchetta il sindaco per come gestisce la maggioranza. Il sindaco, all’accusa di non avere coraggio avanzatagli da D’Egidio, risponde che un sindaco il coraggio lo dimostra tutti i giorni e “comunque, ha detto, si tratta di una soluzione temporanea che sarà utilizzata per altre situazioni emergenziali”. Il sindaco richiama inoltre Mistichelli e Papa alla lealtà verso la maggioranza. Ma i due consiglieri, che avevano chiesto certezza sull’iter di restituzione ai cittadini del palazzo Delfico, non ottenuta risposta, hanno invece votato contro mantenendo fede a quanto annunciato. D’Egidio ricorda al sindaco tutti i siti proposti in centro, per i quali si è fatto orecchie da mercante.

Rabbuffo ritiene la votazione illegale per procedure irregolari, così come paventato anche da Carlo Antonetti. Quest’ultimo ricorda la cifra di due milioni di euro spesi per i Mups, senza che vi fosse un permesso a costruire da parte del Comune. Prova evidente, ha sottolineato, di un sindaco commissariato dalla Provincia.

Cozzi punta il dito sulla crisi, già di per sè pesante, che il decentramento della scuola provocherà alla città, ai residenti e ai commercianti. Singolare su questo punto l’intervento di Calandrini dei 5 stelle. “Pensiamo ai commercianti che saranno si e no trecento, i teramani sono 50mila”. Come dire, pensiamo all’interesse di pochi quando gli altri sono molti di più. Dovrebbe spiegare, Calandrini, dov’è l’interesse dei 50mila spostando le scuole alla Cona. E se è corretto mandare in rovina 200, 300 imprese (per un totale tra titolari e dipendenti di più del doppio), senza portare vantaggi agli altri. Misteri a 5 stelle.

E pure Rapagnani dice la sua. Ritiene offensivo parlare di scuole relegate in periferia, come se fosse una collocazione degradante. Senza tenere conto che non è un problema di dignità d’area, ma di tenuta dell’economia. Se la città perde appeal ne risente anche la periferia. Una semplice regola di marketing.

Finale quindi scontato ma che sancisce l’inizio dell’ assalto alla futura poltrona di sindaco che D’Alberto dovrà lasciare per raggiunti “limiti d’età”. Guarderà verso altri lidi? Certamente sì, ma la battaglia è in salita e i concorrenti agguerriti. Alla corsa verso lo scranno del sindaco sta intanto scaldando i muscoli Andrea Core. Ce la farà? Che i teramani facciano di esperienza virtù.


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