Attraverso una nota diffusa in mattinata, il Dipartimento Politiche Sociali della Uil, interviene sul dibattito nazionale legato ai target del Pnrr per asili nido e scuole dell’infanzia, evidenziando una forte crescita infrastrutturale in Abruzzo ma denunciando al contempo forti criticità sui costi e sulla gestione dei servizi. Analizzando nel dettaglio la situazione della Regione Abruzzo, emerge un quadro di forte crescita infrastrutturale – spiegano Valeria Nicolai e Massimo Longaretti del Dipartimento – Grazie agli interventi e alle risorse messe in campo dal Pnrr, l’Abruzzo registra un incremento potenziale di 21 posti ogni 100 bambini, portando la copertura teorica post-Pnrr al 45,19% e superando l’obiettivo europeo del 33%. Tuttavia, il sindacato avverte sul futuro dei nuovi spazi: La costruzione o la ristrutturazione degli edifici rappresenta soltanto il primo passo. Un asilo nido completato a livello strutturale rischia di rimanere una cattedrale nel deserto se non viene garantita una programmazione ordinaria e continua per il suo funzionamento. Senza risorse stabili per utenze, manutenzione e personale, il rischio è che molte strutture realizzate con fondi straordinari non riescano ad accogliere concretamente i bambini. Lo studio promosso da Uil e Uil Abruzzo evidenzia forti differenze territoriali nelle rette mensili (tempo pieno con 20 pasti inclusi): Fascia ISEE fino a 15.000 euro: Chieti si posiziona tra le città con la retta singola più alta d’Italia (460 euro mensili tutto compreso), a fronte di una media nazionale di 296 euro. Seguono Pescara (334 euro), L’Aquila (221 euro) e Teramo (195 euro). Fascia ISEE fino a 25.000 euro: Pescara sale a 496 euro mensili, Chieti si conferma a 460 euro, L’Aquila a 334 euro, mentre Teramo si dimostra la più accessibile con 348 euro al mese.

I dati messi in luce dall’indagine della Uil offrono uno spaccato impietoso sulle difficoltà che le famiglie abruzzesi affrontano quotidianamente – sottolineano Nicolai e Longaretti – Non è ammissibile che all’interno della stessa regione vi siano differenze tariffarie così marcate per la fruizione di un servizio pubblico essenziale. Il nido non può essere considerato un privilegio per pochi né un costo sulle spalle delle donne, penalizzandone l’occupazione – concludono i rappresentanti della Uil – Chiediamo alla Regione e ai Comuni un tavolo d’intesa per uniformare i costi, ampliare i servizi e rendere l’Abruzzo una regione a misura di famiglie e di bambini.