
La lettera aperta diffusa dal Consiglio Direttivo nazionale di Io Genitore – APS interviene sul dibattito relativo alla tutela dei minori nei procedimenti familiari, denunciando quello che l’associazione definisce un doppio standard istituzionale e mediatico che colpisce prevalentemente i padri. Il documento richiama casi recenti, pronunce della magistratura e posizioni del Garante per l’Infanzia per sostenere la necessità di criteri uniformi, privi di pregiudizi di genere, nella gestione degli allontanamenti e nella valutazione delle responsabilità genitoriali. L’associazione chiede maggiore trasparenza, attenzione pubblica e un approccio che tuteli i minori indipendentemente dal sesso del genitore coinvolto.
LETTERA APERTA ALLA POLITICA E AI MEDIA: SULLA TUTELA DEI MINORI IL DOPPIO STANDARD È UN ATTO DI VIOLENZA ISTITUZIONALE.
A cura del Consiglio Direttivo Nazionale di “IO GENITORE – APS”
“Le recenti e convulse vicende che hanno investito il diritto di famiglia in Italia — dalle dichiarazioni in Senato del Ministro della Giustizia Carlo Nordio sul cosiddetto “Caso Monteverde” alle storiche prese di posizione dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA) — impongono un atto di verità e di trasparenza non più rimandabile. Come Associazione a tutela della bigenitorialità paritetica, sentiamo il dovere di squarciare il velo di ipocrisia e di analizzare i fatti per quello che sono, liberi da ideologie di genere e partigianerie mediatiche.
1. Il Caso “Stella”: Dov’è l’indignazione quando a subire e essere allontanati sono i padri?
Il dibattito pubblico sul caso della piccola Sofia è l’emblema del doppio standard sistemico che affligge il nostro Paese. I media e la politica hanno gridato allo scandalo per un allontanamento forzato, parlando di teorie “antiscientifiche”. Ma i fatti processuali ci dicono altro: dopo una iniziale sospensione della responsabilità a entrambi i genitori, i magistrati hanno ripristinato la genitorialità del Padre e revocato quella della Madre. Se un tribunale giunge a una misura così drastica, significa che ha accertato condotte ostative, manipolatorie e abusanti gravissime, tese a recidere il legame biologico e affettivo tra la bambina e il ramo paterno. Ci chiediamo, e lo chiediamo formalmente al Ministro Nordio, alla Garante dell’Infanzia e alla Ministra della Famiglia Roccella: se al posto della madre ci fosse stato un padre, avremmo assistito allo stesso sdegno? Avremmo visto immediate interrogazioni parlamentari e ispezioni ministeriali a favore di telecamera? La risposta è drammaticamente NO.
Ogni giorno, migliaia di padri vengono allontanati dai figli sulla base di accuse che la statistica del nostro Osservatorio “True Data” dimostra essere archiviate o risolte con assoluzioni piene nella grande maggioranza dei casi in sede penale. Tutto questo avviene nel silenzio assordante delle istituzioni, che per mesi o anni considerano quel calvario relazionale come una mera “misura prudenziale”, ignorando che il tempo di un bambino non è rimborsabile. La responsabilità genitoriale non ha sesso: chi abusa del proprio ruolo usando i figli come armi di ricatto va fermato, sia esso madre o padre.
2. Torino, 21 Giugno 2026: Il silenzio assordante sulla vera violenza domestica. ansa.it
Mentre la politica si accapigliava sul caso di Roma, tre giorni dopo, a Torino, si è consumata l’ennesima tragedia immane: una madre e la sua figlioletta sono state trovate morte in casa, in quello che gli inquirenti hanno subito catalogato come un drammatico omicidio-suicidio. Ebbene, dov’è l’indignazione della politica oggi? Dov’è il Ministro Nordio? Dove sono gli ispettori del Ministero della Giustizia e della Famiglia inviati d’urgenza per capire se i servizi territoriali, i medici o le istituzioni abbiano fallito nel monitorare questo nucleo familiare? Nessun riflettore acceso, nessuna prima pagina urlata, nessuna interrogazione parlamentare. Quando una madre compie il gesto più estremo togliendo la vita a un figlio, i media e la politica si rifugiano pietosamente nel racconto del “dramma della solitudine e della depressione”. Se lo stesso identico, mostruoso gesto fosse stato compiuto da un padre separato, assisteremmo a una requisitoria nazionale sulla “violenza di genere”. Questa asimmetria non è solo ipocrisia: è complicità ideologica. Lo Stato ha il dovere di proteggere i minori da QUALSIASI forma di fragilità e violenza genitoriale, senza fare sconti o voltarsi dall’altra parte a seconda del sesso di chi impugna l’arma.
3. Basta guerre semantiche: se cancellate la parola “Alienazione”, i comportamenti rimangono
Il Ministro Nordio ha liquidato l’alienazione parentale come “antiscientifica”. Accettiamo la sfida: superiamo pure il termine clinico se la giurisprudenza lo ritiene un tabù. Ma la fine di una parola non cancella la realtà empirica. Se un genitore impedisce i pernottamenti, ostacola la frequentazione, viola sistematicamente i calendari stabiliti da un giudice, denigra la figura dell’altro genitore e bombarda il minore con narrazioni distorte per indurlo all’odio e rifiuto, sta compiendo un abuso psicologico. È violenza. E a dirlo non siamo noi, ma la stessa Suprema Corte di Cassazione che, con la recentissima sentenza n. 20033 del 15 giugno 2026, ha ribadito con chiarezza che il rifiuto genitoriale va sempre approfondito, accertando rigorosamente se sia giustificato e genuino o se sia indotto da manipolazioni esterne. Inoltre dice chiaramente che accertando ciò il collocamento dei figli va invertito e si dovrebbe sospendere la genitorialità del genitore tossico. Questo principio si salda alla storica ordinanza n. 28723/2020 della Cassazione, la quale sancisce che il giudice ha il dovere di verificare i comportamenti ostruzionistici del genitore collocatario, poiché l’ostilità immotivata verso l’altro genitore è indice di totale inidoneità genitoriale. I fatti e il diritto non si cancellano per ideologia o per partito preso.
3. La luce del Garante contro il “Muro di Gomma” e le condanne CEDU
In questo scenario opaco, accogliamo con favore la netta presa di posizione del Garante nazionale per l’Infanzia. Affermare che “l’interesse dei media e dell’opinione pubblica sugli allontanamenti non è un’ingerenza indebita” significa abbattere il muro di gomma dietro cui troppi operatori (Servizi Sociali, psicologi territoriali e CTU) si trincerano. Proteggere l’anonimato del minore è sacrosanto, ma usare la privacy come scudo per nascondere relazioni superficiali, pregiudizi ideologici e valutazioni soggettive è inaccettabile. Il controllo sociale è garanzia di democrazia e giustizia. Ricordiamo alle istituzioni che l’Italia è stata ripetutamente condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) proprio per la violazione dell’Art. 8 (Diritto al rispetto della vita privata e familiare). La CEDU ha chiarito che l’inerzia, le tempistiche bibliche e l’inefficacia dei Servizi Sociali e dei Tribunali nel ripristinare i legami interrotti non sono semplici lungaggini, ma vere e proprie violazioni dei diritti umani fondamentali”.
Associazione Io Genitore – APS











