Il processo per la morte dell’operaio senegalese Ibrahim Dramè, avvenuta il 12 aprile 2023 nel cantiere in via Vezzola a Teramo, va avanti. L’udienza ha visto il funzionario del dipartimento di prevenzione e tutela della salute della ASL di Teramo, Giacinto Ripani, confermare la perizia dell’incidente probatorio.

Secondo quanto emerso dalla perizia, il ponteggio da cui Dramè precipitò per 15 metri, insieme al collega Samuele Massimi, era abusivo, non autorizzato e non ancorato in modo idoneo. Un quadro di gravi violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro che ha portato la Procura verso l’imputazione per omicidio colposo, lesioni gravi e violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro.

Mentre Bruno Di Donato 65enne di Atri, responsabile dell’impalcatura e Luigi De Lauretis legale rappresentante dell’impresa Alba Restauri hanno patteggiato la pena di un anno e 8 mesi, sul banco degli imputati siedono ora il coordinatore del cantiere Antonio Masci, il direttore dei lavori Vincenzo Di Silvestre e due addetti al ponteggio, Ibrahim Diba e Marco Verdecchia.

La prossima udienza, prevista per il 5 giugno, sarà un momento cruciale con l’ascolto dell’operaio sopravvissuto, Samuele Massimi. La sua testimonianza potrà fornire ulteriori dettagli sulla dinamica dell’incidente.

Ibrahim Dramè, padre di due bimbi, era arrivato in Italia in uno dei tanti viaggi della speranza, affidati ai barconi degli scafisti. Il giovane tuttavia, aveva fatto di sè un esempio di vera integrazione, cercando e trovando un lavoro.


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