Dopo gli esposti presentati da Luca Corona di Fratelli d’Italia e da Marcello Olivieri di Teramo Vivi Città, la polizia locale sta procedendo alle verifiche sulla sicurezza del cantiere e sul rispetto delle norme. Un caso? Chissà. Tuttavia in via Carducci mostrano tranquillità e si fa sapere che tutto è in regola e che quello che si sta facendo rientra nel dettato europeo della mobilità sostenibile. Ce lo chiede l’Europa, insomma. E’ l’Europa quindi, che chiede che tutti debbano indossare il vestito della stessa taglia. Alti, bassi, magri o grassi che siano. Noi teramani ci siamo accodati, forse colpiti dalla sindrome del primo della classe, senza neanche riflettere se la taglia di quel vestito possa fare al caso nostro. Ma tant’è, il dado è tratto. Una sorpresa sgradita a gran parte della popolazione, a prova di qualsiasi sondaggio e conclamata ovunque. Per strada, sui social, nei bar. Un referendum a cielo aperto.

Churchill, uomo di spirito, ma statista pragmatico riassumeva in questo aforisma l’essenza stessa della democrazia: ” Se due persone fumano sotto il cartello “divieto di fumare” gli fai la multa, se venti persone fumano sotto il cartello “divieto di fumare” chiedi loro di spostarsi, se duecento persone fumano sotto il cartello “divieto di fumare” togli il cartello».

Ora, al di là di tutte le buone intenzioni che ruotano attorno alla nascita della ciclovia, bisogna ancora capire se è davvero utile per la realtà teramana. Una cittadina con i quartieri più popolosi in collina che qualcuno vorrebbe trasformare in città della bicicletta. Teramo non è certo il luogo ideale per imporre proditoriamente la “cultura” delle due ruote. Non siamo al mare o in pianura Padana. Non siamo neanche nella nordica Olanda, sempre portata ad esempio, dimenticando che è sotto il livello del mare. Il miraggio della bicicletta elettrica è lungi dall’essere accessibile, per via dei costi elevati. Tuttavia, anche con l’”aiutino” dell’elettrico, non è cosa facile affrontare le salite di Colleparco, Viale Bovio, Villa Mosca, Fonte Baiano, la Cona. Provare per credere se non lo avete mai fatto. Una pratica per pochi, fuori portata per la fetta più grande della popolazione che in questi giorni assiste all’ultimo sopruso dell’ideologia “green”. La ridondante pista ciclabile che, appunto, attraversa come una ferita parte della città. Una soluzione che complica la vita ai mezzi di soccorso, al trasporto pubblico e alla circolazione di coloro che per vivere affrontano la vita e i ritmi quotidiani imposti dalla vita reale. Una soluzione non condivisa bocciata a grande maggioranza.

Non vogliamo essere profeti di sventura, ma temiamo che un giorno dovremo scrivere cattive notizie legate ai famigerati cordoli, notizie che qualcuno porterà sulla coscienza. Si spera, quindi, in un rigurgito di buon senso e in un passo indietro, ovvero che si rimuovano quegli invisibili ostacoli in cemento e si restituiscano gli spazi alla città. L’esperienza insegna che in molte di queste si sta tornando indietro con soluzioni meno impattanti.

L’esposto inviato da Luca Corona

LA CICLABILE TERAMO -MARE

Soluzioni alternative ci sono anche per il completamento della ciclabile che vuol essere realizzata fino al mare. C’è già un progetto. E’ della Provincia, datato 2019. Prevede una ciclovia lungo il Tordino, senza creare problemi alla statale 80, come si sta per fare, per esempio, a san Nicolò. Una soluzione ottimale, per la quale sono in ballo 400 mila euro per la progettazione, funzionale anche per i ciclisti della domenica, tenuti lontani dai gas di scarico e dal rischio di essere investiti. Utile anche per chi in bici vuole solo passeggiare, magari con dei bambini al seguito sotto il sole primaverile, lontano dai pericoli.

La “vecchia” statale 80. Molti tratti possono essere recuperati per la ciclabile

Ma se proprio si è appassionati alla soluzione SS80, una terza alternativa, almeno per qualche chilometro c’è. Va verificata, ma vale la pena di prenderla in considerazione. Ci sono tratti della vecchia statale che hanno resistito all’avanzare del tempo, in particolare tra la rotonda di Piano d’Accio e lo svincolo di San Nicolò. Costeggiano la nuova statale per parecchie centinaia di metri e avrebbero bisogno solo di manutenzione e di pochi interventi. Ci si è mai pensato?

Enrico Squartini


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