Con la conclusione delle audizioni in Commissione regionale, la riforma del servizio idrico si avvicina alla discussione in Consiglio. Le ipotesi contenute nella proposta della Regione prevedono un unico ambito o due sub‑ambiti, mentre l’ASSI, riunita a Teramo il 9 aprile alla presenza del presidente Anci Abruzzo Pierluigi Biondi, ha espresso all’unanimità la preferenza per quattro ambiti provinciali al posto degli attuali sei. Nel comunicato diffuso dal presidente della Provincia di Teramo Camillo D’Angelo, che presiede anche l’ASSI, si evidenzia come entrambe le soluzioni ipotizzate dalla Regione penalizzerebbero il territorio teramano. D’Angelo afferma che “la riforma parte con il piede sbagliato perché pone come presupposto della governance i Comuni più popolosi, quindi Pescara e L’Aquila, senza considerare chi possiede la risorsa e chi la gestisce meglio”, aggiungendo che “si piega l’interesse pubblico a un calcolo partigiano della maggioranza e di una lobby regionale trasversale che da anni favorisce il capoluogo e il pescarese”. Il presidente richiama la posizione espressa dall’assemblea del 9 aprile, sostenendo che “l’ambito provinciale, se ben gestito come accade a Teramo con il Ruzzo, è in grado di superare problemi che in altre realtà sono stati causati dallo spezzatino dei servizi”. Prosegue osservando che “è assurdo che una legge di riforma non prenda esempio dalle esperienze migliori e punti a una fusione a freddo basata solo sull’ampiezza dell’ambito”, ricordando casi analoghi come “Camere di Commercio, Unioni Industriali e chiusura dei servizi regionali territoriali”. Nella parte finale del comunicato, D’Angelo sottolinea che “la provincia teramana è la più virtuosa d’Abruzzo, paga il prezzo maggiore in termini di depauperamento della risorsa ambientale, ha la tariffa più economica e la dispersione più bassa”. Aggiunge che “se si arriverà ai due sub‑ambiti, a Teramo spetta di diritto la governance” e invita i rappresentanti regionali a sostenere questa posizione, avvertendo che “sarebbe un brutto colpo ritrovarsi ancora una volta a piangere sul latte versato e sulla marginalizzazione della provincia”.