Secondo l’esponente della Direzione nazionale del Pd Stefania Pezzopane, il risultato referendario rappresenta un segnale politico forte e inequivocabile contro una riforma voluta da Giorgia Meloni come “premessa a una destabilizzazione totale del sistema costituzionale”. L’ex parlamentare, in una nota inviata agli organi di stampa, sostiene che la Presidente del Consiglio sia scesa in campo “senza ascoltare il Parlamento ed il Paese”, mentre la sua maggioranza veniva colpita da un terremoto interno con le dimissioni di Giusi Bartolozzi, gli allontanamenti di Andrea Delmastro e Daniela Santanchè, e la sostituzione di Gasparri con Stefania Craxi, lasciando Antonio Tajani in bilico. A determinare l’esito della consultazione sarebbe stata una “valanga civile” composta da donne e giovani tra i 18 e i 30 anni, con una partecipazione definita “commovente” da parte degli studenti fuori sede che hanno reagito a quella che Stefania Pezzopane definisce una “vergognosa prepotenza”. Anche in Abruzzo il segnale appare netto, con il Presidente Marco Marsilio che perde la sfida referendaria e il sindaco Pierluigi Biondi costretto a confrontarsi con la sconfitta in una città come L’Aquila, non più considerata inespugnabile. Per l’esponente dem, la vera sfida del centrosinistra è ora quella di non disperdere questa energia con i soliti “equilibrismi e tatticismi sfiancanti”, evitando di rifugiarsi in zone di comfort che diventano “setta esclusiva o cerchio magico”. Secondo Stefania Pezzopane, la sconfitta di Giorgia Meloni non è solo numerica ma segna la distanza tra governo e cittadini, evidenziando che il futuro della democrazia italiana passa oggi per chi saprà ascoltare “il Paese reale”.
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