La ricostruzione del Centro Italia post-sisma accelera e traina l’economia, ma il sindacato lancia un monito sul futuro delle aree interne. Secondo il Rapporto annuale 2026, nel “Cratere ristretto” l’occupazione è balzata del 17% tra il 2022 e il 2025 (contro il 4% della media nazionale), con oltre 23 mila cantieri privati autorizzati e il 97,5% delle opere pubbliche avviate.​ Il segretario generale della Uil Abruzzo, Michele Lombardo, invita tuttavia a guardare oltre l’emergenza edilizia per evitare il rischio desertificazione demografica a fine cantieri: «risultati, afferma, che dimostrano come gli investimenti pubblici possano rappresentare uno straordinario strumento di sviluppo, inclusione e coesione sociale. Ma, insiste, questa dinamica è ancora fortemente sostenuta dalla spesa straordinaria dei cantieri e dal programma NextAppennino. La vera sfida inizia adesso.» ​«Le competenze e le professionalità maturate dai lavoratori in questi anni non vanno disperse: l’idea, aggiunge Lombardo, è quella di traghettarle subito all’interno di un grande piano nazionale di manutenzione del territorio, efficientamento energetico e valorizzazione delle filiere produttive locali.» Per il segretario sella UIL, infine, ​«senza lavoro di qualità, senza servizi e senza investimenti nelle persone non esiste vera ricostruzione. La rinascita dell’Appennino centrale si compirà solo se saremo capaci di lasciare in eredità un modello di sviluppo stabile e sostenibile