Il solleone non ferma la raccolta di firme per il referendum abrogativo che si occuperà della legge sull’autonomia differenziata. In provincia i banchetti, esposti un po’ ovunque – scrive Il Centro – ne hanno raccolte più di 2500, e si guarda al traguardo delle 3.000. Un risultato che i promotori ritengono molto soddisfacente. L’ obiettivo sul territorio nazionale è quello delle 500mila, il minimo affinchè il referendum possa essere promulgato.
Il tema dell’autonomia differenziata è un argomento che scalda gli animi degli italiani, “pompati” in un senso o nell’altro, verso la direzione presa nelle stanze della politica nazionale di riferimento, nella maggior parte dei casi senza un proprio spirito critico. Curioso, tuttavia, che Regioni sempre in passato favorevoli all’autonomia differenziata, l’Emilia Romagna per esempio, oggi che la proposta arriva dall’altra sponda del fiume, si mostrino fermamente contrarie. Eppure la sua introduzione fu inserita in Costituzione con la riforma del Titolo V varata nel 2001 e approvata dal secondo governo di Giuliano Amato. Un governo sostenuto dall’Ulivo, da un’alleanza elettorale formata dai Democratici di Sinistra e Margherita (oggi PD), dal Partito dei Comunisti Italiani e dai centristi dell’UDEUR. L’epilogo di un percorso già cominciato negli anni 90 da Prodi e D’Alema. “All’epoca – dice qualcuno del centrosinistra, c’era una altro contesto”. Il contesto è sempre un altro quando bisogna giustificare una retromarcia. Come se un passo della Costituzione sia un elastico da allungare o stringere secondo l’”umore” del periodo.
Enrico Squartini












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