L’Abruzzo, riporta un rapporto del Centro Studi dell’Agenzia per lo Sviluppo della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia, chiude il terzo trimestre 2025 con 144.035 imprese registrate e 123.132 attive, pari rispettivamente al 2,5% e al 2,4% del totale nazionale, in un contesto che conferma segnali di debolezza diffusi. La provincia di Chieti resta la più popolosa dal punto di vista imprenditoriale, seguita da Pescara, Teramo e L’Aquila. Proprio Teramo, con 35.373 imprese registrate e 30.386 attive (il 24,6% e il 24,7% del totale regionale), si distingue come uno dei pochi territori abruzzesi in grado di esprimere dinamiche positive, soprattutto alla luce del saldo tra iscrizioni e cessazioni: +89 unità nei primi nove mesi dell’anno, contrasto prezioso rispetto ai forti arretramenti registrati da Pescara e, in misura minore, da Chieti.

Il tasso di crescita teramano raggiunge il +0,3%, unico dato stabilmente positivo tra le province, in un Abruzzo che complessivamente arretra dello 0,19% e si attesta sotto la media nazionale. Anche considerando le variazioni complessive del numero di imprese registrate, Teramo mostra un lieve ma significativo aumento (+87 imprese, +0,2%), mentre Pescara e Chieti perdono rispettivamente 329 e 29 attività. L’Aquila cresce grazie al traino dei servizi non commerciali, ma resta gravata da un commercio particolarmente in difficoltà.

Il quadro settoriale conferma la concentrazione teramana nel manifatturiero, dove la provincia detiene la quota più alta d’Abruzzo, mentre prosegue a livello regionale la crescita robusta del terziario non commerciale (+10,1% contro il +6,7% nazionale). Le imprese di alloggio e ristorazione restano il comparto più numeroso dei servizi abruzzesi, seguite dalle attività professionali, amministrative e immobiliari, queste ultime in aumento ben oltre la media italiana. Persistono invece difficoltà nell’agricoltura, nell’edilizia, nel manifatturiero e soprattutto nel commercio, che perde 2.713 imprese dall’inizio dell’anno.

Sul territorio emergono inoltre segnali di desertificazione imprenditoriale nelle aree interne: in 31 comuni non è nata alcuna impresa tra fine 2024 e settembre 2025, quota in forte aumento rispetto all’anno precedente. Un fenomeno che riflette criticità strutturali e che richiede politiche mirate capaci di agire sulle cause profonde della stagnazione demografica ed economica.

In un Abruzzo che fatica a invertire la rotta, Teramo rappresenta dunque un raro punto di stabilità: non una crescita vigorosa, ma un contributo essenziale a mantenere l’equilibrio di un sistema regionale che necessita di interventi urgenti per rafforzare il tessuto produttivo e sostenere l’iniziativa imprenditoriale.