In Abruzzo un’indagine della Guardia di Finanza ha portato alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di cinque persone, indagate per truffa aggravata ai danni dello Stato e dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lanciano e condotta dai militari della Compagnia locale, riguarda presunte irregolarità nella gestione dei fondi destinati all’assistenza protesica nel Distretto n. 2 della Asl Lanciano Vasto Chieti. Al centro degli accertamenti un presunto sistema che avrebbe consentito di drenare risorse pubbliche attraverso la fatturazione di dispositivi sanitari mai consegnati ai pazienti o già restituiti al fornitore. In alcuni casi, ausili di valore come montascale e carrozzine elettriche risultavano regolarmente addebitati all’azienda sanitaria senza che vi fosse traccia della consegna effettiva; in altri, sarebbe stata contestata una doppia fatturazione.
Secondo l’ipotesi investigativa, il profitto illecito sarebbe stato successivamente trasferito tramite pagamenti verso una società con sede a Roma ritenuta “cartiera”, per un importo complessivo superiore a 1,2 milioni di euro. Il danno diretto contestato all’ente pubblico è stato quantificato in 744.140,75 euro. Nel settembre 2025 il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lanciano ha disposto il sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per oltre 1,1 milioni di euro, su richiesta della Procura. Il provvedimento ha riguardato conti correnti e beni riconducibili agli indagati, compresi quelli confluiti in un trust ritenuto dagli inquirenti uno strumento per schermare il patrimonio. Tra gli indagati figurano i responsabili di due società operanti nel settore sanitario e alcuni funzionari dell’Asl, che nel procedimento risulta parte offesa. Resta ferma la presunzione di innocenza: eventuali responsabilità saranno accertate solo con sentenza definitiva.













