“Ho letto la storia di quei ragazzi portati via dalla famiglia e messi in una casa famiglia. Mi ha trafitto il cuore, perché ho vissuto qualcosa di simile negli anni ’80. Vedere che oggi succede ancora fa male come allora.
Mio fratello, è vero, aveva problemi di tossicodipendenza. Ma sua figlia era la sua vita. La accudiva, la portava ovunque, le voleva bene come solo un padre innamorato del proprio bambino può fare. Quando la madre l’ha abbandonata, la bambina è rimasta con noi, a casa di mia madre, dove aveva amore, attenzione e stabilità.
Poi, un giorno la presero all’asilo, senza preavviso e senza che qualcuno ci avesse ascoltato o valutato la situazione con umanità. Mia madre, avvertita da conoscenti, corse da lei, e la trovò già in lacrime. Gridava, pregava la nonna di non lasciarla. Quella scena ce l’ho sempre davanti agli occhi. Per lo shock alla bimba fece venire la febbre a 40.
La portarono alla Piccola Casa . Ricordo ancora la prima volta che andai a trovarla. Lei corse verso di me, si attaccò forte alle mie gambe, aveva paura che la lasciassi. Mi guardò con quegli occhi pieni di speranza e dolore insieme e mi disse: “Zia, portami con te”.
Non si può spiegare quanto faccia male non poterla prendere in braccio e portarla via da quella sofferenza.
Anni dopo, più grande, mi raccontò che la sera chiudeva gli occhi . Lo faceva per ricordare il volto del padre, per immaginare di sentirne la voce. Una bambina non dovrebbe mai passare attraverso un dolore così.
E allora oggi, quando leggo di altri minori portati via all’improvviso, senza capire davvero cosa provino, senza valutare fino in fondo i legami che li tengono in piedi, mi si spezza il cuore.Non dico che i servizi sociali sbaglino sempre. So che il loro lavoro è difficile. Ma so anche che si può sbagliare, e quando succede sono i bambini a pagarne il prezzo.
Vi racconto la nostra storia per far riflettere. Un allontanamento mal valutato è un terremoto nell’anima di un bambino. Non possiamo trattare questi momenti come semplici procedure.
Se anche solo una persona, leggendo queste parole, comprenderà quanto delicate siano certe decisioni, allora avrò fatto bene a raccontare il dramma che abbiamo vissuto”.













