La piantina del “nuovo” Convitto alla Cona, svela quel che sarà la futura casa dei convittori sloggiati dal Delfico di Piazza Dante. Camere di 27metri quadrati per 6 studenti e un salone dedicato allo studio e alla mensa. E’ quanto emerge dal progetto dei Moduli Provvisori in corso di realizzazione, i cosiddetti MUSP. Spazi angusti con letti a castello, come sembrano confermare i sei armadi. Celle più che camere. E confinate lontano dalla città, riducendo agli studenti anche la disponibilità di quei pochi momenti di svago di cui un ragazzo ha bisogno. Manca poi lo spazio per i parcheggi, requisito definito dagli esperti essenziale.

Sorge il dubbio, a leggere le carte che riportano la Norma, che la norma proprio non ci sia. Situazione provvisoria, si dirà. Sorvolando che in questo Paese nulla è più definitivo del provvisorio, non può passare inosservato che la soluzione Cona è figlia di scelte precise. Scelte fatte scartandone altre, più scomode per chi governa, forse per questioni elettorali, ma più adatte al confort degli stessi studenti e al benessere della città.

“I 680 metri occupati alla Cona per i Musp – dice Rabbuffo della Lega- si sarebbero potuti trovare altrove in centro. Una situazione che farà morire i licei e lo stesso Convitto, oltre a portare danni alla città“. Avvolta nel mistero anche la richiesta del dissequestro del Delfico che “a tutt’ora sembra – aggiungono dalla minoranza – non sia ancora stata avanzata“. Una situazione davvero ai limiti del dilettantismo amministrativo con spunti polemici tra la stessa Provincia e il Comune, quest’ultimo accusato dal presidente D’Angelo di non aver proposto alternative alla soluzione Cona o di averlo fatto solo a parole senza interventi concreti. E sul Delfico la polemica cade anche sul silenzio che avvolge la relazione dei tecnici, pagati dalla Provincia, sulla sua effettiva condizione. Mistero anche sul progetto di ricostruzione dell’edificio.

Stamani, intanto, si è votato in commissione al Parco della Scienza il permesso a costruire i Musp alla Cona (a lavori iniziati da un pezzo, accade in Italia). Il provvedimento è passato e andrà in consiglio il prossimo 3 marzo. Si prevede un dibattito acceso tra opposizione e maggioranza, con qualche mugugno anche tra quest’ultima. Ma è noto. Da quelle parti il volere del popolo conta meno della disciplina di partito.


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