–Redazione–

Cantieri ovunque, nell’autunno teramano. Tra sisma e superbonus, nel privato è tutto un proliferare di ponteggi, gru e operai. Fermo al palo, invece, rimane il patrimonio pubblico danneggiato da quelle tremende scosse che sconvolsero l’Abruzzo anni or sono. Le scuole innanzi tutto, monumenti all’immobilismo. Ricostruzioni attese da tempo ma che sembrano entrate nel limbo dell’indifferenza nonostante i fondi non manchino. Per calcolo o per sorte, non è dato sapere. Fermo al palo anche l’edificio simbolo della teramanità, il palazzo del Municipio di piazza Orsini. Un’eredità del XIV secolo, ristrutturato due secoli più tardi per far posto ai 48 membri “illustri” dei quartieri teramani. Fu successivamente l’ingegnere Carlo Forti intorno agli anni ’30 dell’800 a dargli le sembianze di oggi. Una delle sue tante opere realizzate in città, tra le quali si contano il palazzo oggi sede della Prefettura, il ponte San Ferdinando e perfino il progetto della strada che collega Teramo al mare.

E proprio dal palazzo dello storico municipio che un paio di giorni fa un pannello si è staccato dalla struttura in metallo che avvolge l’edificio. Nessun danno alle persone, per fortuna, ma l’episodio ha riacceso il dibattito sulla sorte della “casa della gente”. Nei pressi, si trovava l’ex assessore Valdo Di Bonaventura al quale, da conoscitore delle “faccende” teramane, abbiamo chiesto un suo parere sul destino dello stabile e della situazione in generale.


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