Vogliono chiarezza i familiari di Luca Perazzini e Cristian Gualdi, i due alpinisti di Santarcangelo di Romagna tragicamente scomparsi sul Gran Sasso lo scorso dicembre. Attraverso i loro legali hanno depositato un’integrazione all’esposto che ha già dato il via all’inchiesta della Procura di Teramo. Nel mirino, i tempi e le modalità dei soccorsi scattati il 22 dicembre, giorno della richiesta d’aiuto dei due escursionisti, sorpresi da una violenta tormenta di neve a 2700 metri di quota.

La bufera, che si è protratta per un’intera settimana, ha reso impossibile ai soccorritori raggiungere i due escursionisti, i cui corpi senza vita sono stati ritrovati solo il 27 dicembre con il miglioramento delle condizioni meteorologiche. Un’attesa straziante che ha lasciato profonde ferite nei cuori dei loro cari, ora determinati a fare piena luce su quanto accaduto.

L’integrazione all’esposto si concentra su un aspetto cruciale: il possibile intervento dell’elicottero HH-101A “Caesar” dell’Aeronautica Militare. Un velivolo equipaggiato per operare ininterrottamente e in condizioni metereologiche avverse. I famigliari vogliono capire se i responsabili delle operazioni di ricerca e soccorso abbiano valutato e, eventualmente, omesso di richiederne l’utilizzo. Sarebbe stata, secondo i famigliari, una chance di salvezza.

Un elemento chiave su cui si basa l’esposto è anche la presunta conoscenza della posizione di Luca e Cristian da parte dei soccorritori fin dal primo allarme. Le coordinate GPS fornite da Gualdi durante la telefonata al 112 delle 14.56 del 22 dicembre, dicono i famigliari, erano note prima del peggioramento delle condizioni meteo.


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