La Polizia di Stato ha inferto un duro colpo al traffico di stupefacenti con l’operazione denominata “Grandsons 2”, che ha portato all’esecuzione di 14 misure cautelari, di cui 12 in carcere e 2 agli arresti domiciliari. L’intervento, scattato nelle prime ore dell’alba, è stato condotto dagli investigatori della Squadra Mobile di Ascoli Piceno e dalle Sezioni Investigative del Servizio Centrale Operativo (Sisco) di Ancona.

L’operazione segue di pochi giorni quella dei Carabinieri, “Anemone”, che aveva portato a 28 arresti per traffico internazionale di stupefacenti con ramificazioni anche ad Alba Adriatica, confermando l’intensificarsi della lotta alle reti criminali nel centro Italia.

Al centro dell’organizzazione smantellata oggi vi era un capo con trascorsi e legami con la ‘ndrangheta, noto per la sua disponibilità di armi – tra cui pistole, fucili e persino una bomba a mano. Queste armi venivano utilizzate non solo per intimidire i gruppi rivali nel mercato della droga, ma anche per esercitare un controllo ferreo sui propri sodali e su chiunque osasse sfidare la sua autorità.

L’associazione criminale aveva stabilito la propria base logistica in una casa abusiva situata a Porto d’Ascoli, nel comune di San Benedetto del Tronto. Questa abitazione, decorata con leoni e mosaici come simbolo di potere, era il luogo dove venivano occultate droga e armi, spesso nascoste sottoterra. L’indagine ha rivelato che l’organizzazione operava seguendo gli schemi tipici delle ‘ndrine calabresi, radicandosi profondamente nel territorio della provincia di Ascoli Piceno.

Un dettaglio inquietante emerso dalle indagini è che alcuni membri dell’organizzazione continuavano a commettere reati anche mentre erano detenuti, riuscendo a cedere droga e a comunicare con l’esterno utilizzando telefoni cellulari e “pizzini”. Le mansioni operative all’interno del gruppo venivano svolte anche da donne e, purtroppo, da minori, a dimostrazione della capillarità e della pervasività dell’associazione.


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